Un set da vetrina
Vuoi esserci anche tu?
Ecco i primi ritratti dal set allestito in questi giorni, nelle vetrine dello showroom di B&B Italia in via Durini 14 a Milano. Un gioco, organizzato da Case da Abitare, che vedrà protagonisti il design, la fotografia e voi: passate e fatevi fotografare in una scenografia davvero esclusiva.
gli orari: dall’11 al 12 marzo, h. 17.00 – 19.00 13 marzo, h. 15.00 alle 19.00
La mostra fotografica con i ritratti dei cinque pezzi d’autore interpretati da cinque grandi fotografi, si potranno vedere invece dalle 10.30 alle 19.00
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Milano diventa verde
E alla fine Piazza Duomo avrà i suoi alberi. Dopo polemiche, frecciatine e momenti di tensione, il Comune ha detto sì.
A convicere il Sindaco, ci si è messo Renzo Piano che ha insistito sulla validità del progetto. “Non è un sogno romantico – ha voluto sottolineare l’architetto – ma un lavoro scientifico in grado di garantire all’ambiente un beneficio pari a 4-5 mila auto in meno”.
Delle 90 mila piante chieste dal maestro Claudio Abbado per il suo ritorno alla Scala, per il momento saranno piantati 36 carpini davanti alla cattedrale milanese che saranno poi recintati per protezione. L’intenzione poi è di completare il progetto, che sarà finanziato da sponsor, entro il 2015. Speriamo.
Stella

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Racconta i tuoi Anni 60
I favolosi Sixties compiono cinquant’anni. Io sono nata dopo. Per me quelli sono gli anni della Swinging London. Passati attraverso la musica (Beatles o Rolling Stones?) e i film: quelli originali di Kubrick e Antonioni e quelli più recenti, come I Love Radio Rock di Richard Curtis, datato 2009, che mi ha appassionato tanto. E la moda: minigonna, calze colorate, stivali alti.
Gli anni Sessanta per me sono soprattutto design. Quello più bello, meno consapevole perché alla mia mamma piaceva e basta, ma poi non avrebbe saputo dire che la sedia con le orecchie era una Wink di Toshiyuki Kita e la lampada che io non dovevo far dondolare era Arco, dei Castiglioni. Il mio gusto è irrimediabilmente segnato da quell’estetica. Ma non mi dispiace, perché racconta una storia che non voglio perdere.
E per voi, cosa sono gli anni Sessanta? Cosa vi viene in mente, cosa vi ha segnato di quel periodo? Dopo mezzo secolo, cosa è rimasto, cosa è tornato e cosa è andato perso? Sono curiosa di saperlo.
Liz

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A casa di Moschino
Ecco si, io c’ero. Of course! Il popolo della moda e gli invitati speciali del design erano iersera tutti insieme a guardare incuriositi la Maison Moschino.
Il nuovo albergo della griffe milanese è in zona Corso Como a Milano.
Ha inaugurato in piena fashion week.
Prima hanno sfilato gli abiti di Moschino Chip & Chic, la linea “giovane” del marchio.
Poi tutti a ballare con Asia Argento, a bere vodka Wiborowa, ad ammirare le stanze oniriche disegnate dalla stilista Rossella Jardini. WOW!
Per il resto, che dire, gli interni: belli o non belli?
Subito tra i giornalisti si è scatenata la rissa. Le opinioni divise tra amore (a prima vista) e odio (immediato). No, non credo sia questo l’occhio con cui vedere l’hotel. E’ innovativo. E’ creativo. E’ divertente che ci sia a Milano, città poco vitale… Che l’architettura degli interni o lo stile o le finiture non siano graditi a tutti poco importa. Certo qualcosa per noi addict del design è sempre opinabile. Ma questo non è un albergo di design. E’la Maison Moschino. Un fashion hotel voluto dalla Jardini e tradotto in realtà dalla capacità visionaria di Jo Ann Tan che firma da anni le vetrine e gli allestimenti Moschino. Un luogo nella città della moda mancava. E ci sta bene! Gioco scherzoso, mix ironico, con adorati barboncini luminosi appesi nella hall d’ingresso, con poltrone pecora e luci borsetta: un invito alla leggerezza e al sogno in una città fin troppo grigia e in tempi fin troppo bui. Con cuori e fiocchi, in puro stile Moschino. Invece che una polemica vale una risata!
E buon design a tutti!
di Iena Bi

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La Palermo Rinascente
Palermo s’è desta.
Un edificio così nella città siciliana non si era mai visto.
Nella centralissima via Roma spicca la scatola bianca che ospita il nuovo store di La Rinascente.
Aperto al pubblico da giovedi prossimo, è un progetto di rottura fatto di linee squadrate, vestito di Led e vetri opalini. Inserito nel contesto barocco di piazza San Domenico spiazza con il suo segno netto.
Lo firma Flavio Albanese, direttore uscente di ‘Domus’. L’architetto (honoris causa) vicentino riesce con il suo carisma progettuale e con l’amore che lo lega da sempre alla Sicilia, a scuotere l’immobilismo (splendido ma antico) di Palermo. E riscrive in chiave (iper) contemporanea la storia della città. Una pagina nuova e un palazzo che cambia il punto di vista architettonico locale. Da oggi in poi la città si arricchisce di nuove possibilità. Il linguaggio del moderno, la contaminazione tra vecchio e nuovo sono (finalmente) iniziati.
Inviata speciale a Palermo,
Iena approva. Anche la Gran Soirée, che è stata all’altezza del contesto. Spettacolare e iperbolica, dal (bellissimo e so cool) Dj Coleman arrivato dalla Grande Mela fino alle (sensualissime) ballerine vestite di piume del Crazy Horse: la serata ha divertito tutti. La Palermo bene accorsa in massa e i giornalisti arrivati dal grigiore milanese. Incredibili le terrazze che sovrastano la città e danno sul convento e sulla chiesa di san Domenico, che danno il nome alla piazza. Un panorama mozzafiato quello dell’ultimo piano. Completo di sushi bar, gastronomia tipica e ristornate.
Che dire? Evviva il design!
E buon design a tutti, naturalmente.
di IenaBi

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Spoglia il modello
Dalle frontiere del web design: la promozione online dopo aver riprodotto le forme dei media tradizionali, si sta spingendo sempre più spesso verso forme e innovazioni sempre più figlie della rete, in particolare per quanto riguarda l’interazione.
Non è una novità, ma sicuramente un esempio divertente quello che si trova su questa sezione del sito che la Wrangler ha creato per lanciare la nuova collezione Blue Bell primavera/estate 2010, dove si può spogliare un modello.
E il modello in questione è Tony Ward, modello, attore, fotografo, stilista e pittore statunitense, che potrete, spogliare, tirare, maltrattare e spingere giù da una LCW blu dei fratelli Eames.

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Design da Hall of Fame
Quanti di voi hanno in casa il famoso bollitore di Alessi con il fischietto a forma di uccellino colorato? Io ce l’ho. In bella mostra sul frigorifero accanto alla caffettiera disegnata da Aldo Rossi.
Ricordate l’autore? Vediamo…. Erano gli anni Ottanta: in architettura il Postmoderno andava per la maggiore e con esso i designer americani.
Vi ho dato qualche indizio? Vabbè, se poprio non lo ricordate ve lo dico: era Michael Graves, architetto assurto agli onori della cronaca negli anni ‘70 come uno dei Five Architects of New York in compagnia di mostri sacri come Peter Eisenmann, Richard Meier, John Hejduk, Charles Gwathmey.
Perché tirarlo in ballo ora, direte voi? Il bollitore, anche se è un evergreen, è del 1985.
Il motivo c’è. Michael Graves è il primo architetto ad essere entrato nella prestigiosa New Jersey Hall of Fame. Bella notizia no? L’edizione del 2010, insieme ad attori come Susan Sarandon, Jack Nicholson, Danny de Vito e sportivi come Carl Lewis, ha scelto di celebrare un designer.
Del resto si sa, gli americani amano le “Hall of Fame”, letteralmente “Sala della Celebrità”. La prima fu la Hall of Fame for Great Americans, istituita dall’Università di New York nel 1900. Poi è arrivata la Walk of Fame: marciapiede popolato da targhe celebrative. La più nota è quella di Hollywood dedicata alle stelle del cinema, della radio, della televisione, del teatro e della musica.
Del 2007 è la New Jersey Hall of Fame, istituita per celebrare gli originari dello stato americano che si sono distinti in settori quali l’arte, lo spettacolo, la musica, lo sport, l’industria. Una curiosità: a votare Michael Graves, sull’apposito sito, è stato il popolo del web. Potere della rete.
di The Newyorker
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A casa di Pik
Era da un po’ che volevo farlo, intendo il ritratto della mia casa, che è poi una specie di autoritratto. Vivo a Roma, sul Lungotevere. Pochi ambienti dai soffitti molto alti e un’atmosfera molto vissuta, forse troppo per chi ama l’essenzialità. Lo ammetto: la mia casa è piena come un uovo e vi giuro che periodicamente tento blande operazioni di epurazione che in genere assomigliano più a sostituzioni. Se un oggetto mi ha stancato o semplicemente si è rovinato lo elimino con un piacere perverso dovuto soltanto alla consapevolezza che si è liberato lo spazio per un degno rimpiazzo.
E non è la sola mania che ho. Colleziono luci natalizie che, badate bene, compro ogni anno e che puntualmente installo l’8 dicembre come tradizione vuole. Ma quando arriva il 6 gennaio mi ci sono così affezionato che le lascio. Abito lì da quindici anni, fate voi il conto di quante lucette ho perché io l’ho già perso…..
di Pik

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Milano Vs Milano?
Appuntamento al Piccolo Teatro di Milano. In cartellone: la conferenza stampa che presenta i Saloni 2010. Ci sono tutti. Io sbaglio teatro e vado allo Strehler di Lanza. Iniziamo bene. Arrivo in ritardo, mi perdo (quasi) tutto il discorso del Sindaco Moratti e lo show di Chiambretti che la punzecchia con gusto: la battuta topica di Milano verde o al verde e quant’altro, ve li racconta l’articolo ufficiale di AtCasa.
Grande spolvero: platea e galleria sono al completo.
Autorità, imprenditori, stampa e personalità varie ed eventuali. Il popolo del progetto – e affini – è numeroso. Mi aspetto cifre, dati e nomi della prossima design week. Invece no. Sul palco: Margherita Buy (sciupata), Ricky Tognazzi (quante star, ma dove siamo al Festival del Cinema?), lo chef Massimo Bottura (c’è Eurocucina e allora largo al cuoco. Inaspettato no?), Pierluigi Cerri (serissimo), Davide Rampello (il Presidente della Triennale, vestito di tweed come la Regina Elisabetta. Gli mancavano solo il foulard e gli stivali di gomma) e – finalmente – Carlo Guglielmi (patron del Cosmit) che mi stupisce con un’abbinata vincente: abito gessato e sneakers british style. A parte Chiambretti, stilosissimo, a lui il premio per la mise più creativa.
Vi risparmio le digressioni sulla storia della patata e del pomodoro..
Evito di farvi la cronaca di 3 ore di chiacchiere: i pareri di Buy, Tognazzi & Co su casa, bagno e cucina (Tognazzi dice che da quando ha bagni separati con la moglie Simona Izzo regna l’armonia. Bene. Mi era indispensabile saperlo. Ora me lo appunto); le digressioni di Cerri sulla bellezza e di Rampello sul cibo nel Seicento; i discorsi polemici di Guglielmi contro l’ipotizzata biennale del design a Venezia. Non sono contemporanei…dice. LORO intanto hanno un ponte di Calatrava, noi di architettura internazionale a Milano, pochina… cantieri per ora. Waiting for Libenskind e Zaha Hadid…
In Sintesi. Ecco i dati.
Quelli delle 4 mostre cittadine ve li han già detti. Mi soffermo sul più contemporaneo dei pensieri. Quello di Marva Griffin. Che con il suo Salone Satellite esplora cosa c’è di nuovo nel mondo. Quest’anno il focus è sulle nazioni: in mostra i nuovi talenti dei 5 continenti. Al centro dello spazio una piazza metaforica che diventa il luogo di scambio e di incontro delle differenti culture. Anzi, sarà una piazza composta da 5 piazze: allestite ciascuna da un architetto internazionale. Brava Marva! dovevi salire sul palco a esporre il tuo pensiero innovativo. Sarebbe stato un piacere ascoltarti.
Se la press di ieri mi è venuto voglia di chiamarla (citando il programma di Chiambretti) Marchette di Design, oggi da Zona Tortona c’è tutta un’altra aria.
Dopo “l’Event is Back” a teatro, mi chiedevo cosa ci avrebbe riservato la Press Preview di ZonaTortona al cinema Mexico. Invece niente show. Piuttosto slideshow a pieno schermo con parole chiave (creative economy, product design, content projects) , i numeri del 2009 (200.000 visitatori, 1153 giornalisti accreditati, 50 Paesi partecipanti, 90 spazi di esibizione per 40.000 metri quadrati di set-design), i nomi del 2010 (dalla collettiva That’s Design! in partnership con POLI.Design – Consorzio del Politecnico di Milano ad Advantage Austria, quella dei creativi austriaci o Danish Crafts dei nordici, dal focus sulle tecnologie con Surfacin’ – Materials Innovation al China Design Market, fino alle grandi firme come Mooi, Baccarat, Audi, Bernhardt Design, Sony, Swarovski Crystal Palace). Insomma c’è da prendere appunti. E poi plauso al ruolo di talent scout che ZonaTortona rivendica: 5 designer internazionali svilupperanno diversi progetti creativi. Ce li presentano con 5 taccuini omaggio: la serie di notebook ha l’immagine grafica firmata da AquiliAlberg (Italia), Nika Zupanc (Slovenia), Osko + Deichmann (Germania), Susanne Philippson (Germania) e Vicente Garcia Jimenez (Spagna). La filosofia dell’evento: promuovere la creatività e l’innovazione dedicata al design.
“The first design movie”
Ecco spiegato il Cinema. Novità: ci sarà il primo film dedicato al mondo del design, girato in ZonaTortona durante l’edizione dello scorso anno. Sarà presentato al pubblico a partire dal prossimo aprile. Ci hanno mostrato dei trailers. Pare molto interessante. Regista Francesco Iodice, casa produttrice Filmaster, da un’idea di Design Partners (gli organizzatori del circuito del progetto, ndr). E poi c’è la Smart by Rolf Sacks: l’auto customizzata dall’artista girerà per le vie di Tortona & dintorni. Come lo scorso anno, torna l’iniziativa eco-lodevole del Bike Sharing: oltre 100 biciclette brandizzate ZonaTortona saranno a disposizione di tutti.
Milano Vs Milano: perché?
Da una parte istituzioni e Cosmit, dall’altra ZonaTortona: sarebbe bello che l’autorevolezza degli uni si mescolasse con lo spirito contemporaneo degli altri. Che il colosso Cosmit si rinvigorisse con il Golia del design dal bollino rosso: non sarà un caso che dal 2002 a oggi ZonaTortona abbia aumentato numeri e notorietà. Il circuito più amato dai giovani di tutto il mondo avrà pur qualcosa da dare… Loro chiedono un’alleanza. L’unione fa la forza, o no?
E buon design a tutti.
di IenaBi

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Eco è meglio
«L’aria dei tempi mette la natura al centro del quotidiano».
Quale riflessione più attuale di questa? La fa François Bernard, cool hunter parigino (cacciatore di tendenze: ecco gli unici cacciatori che mi piacciono) che da questo pensiero ha tratto una piccola e sofisticata mostra alla scorsa edizione di Maison& Objet. ‘Hybrid’ indaga la nuova eco wave che muove il mare nostrum del design.
Un orientamento che spazia dall’architettura (se volete saperne di più alla Triennale di Milano c’è La mostra “Greenlife: costruire città sostenibili”) ai progetti (un esempio per tutti, la pala eolica Pramac by Starck).
La nuova alleanza tra natura e tecnologia.
Spiega Bernard: «Vista l’urbanizzazione inarrestabile del pianeta, la città e la natura si riconciliano per migliorare i confini cittadini. Una coabitazione che genera una nuova categoria di oggetti insoliti e positivi al servizio del buon vivere». Lui li ha scelti e riuniti. In una installazione che porta il dentro in casa e la casa fuori, all’aperto. Ma non si ferma qui. Questa moda dell’in/outdoor è già superata. Sdoganati i confini canonici, le case del futuro prossimo puntano sulla tecno-natura. Sembrano lontani gli asettici ambienti disegnati dal minimalismo Anni Novanta, lontanissime le lussuose (cafone?) scenografie del lusso degli Anni Duemila.
Oggi, complici la crisi e la nuove consapevolezza ambientale, designer e architetti riscrivono l’abitare. In verde. Nella scena di Hybrid tante piccole cose. Perché dal macro (Starck e le città verdi, come dicevo) al micro, tutto è importante. L’eco pensiero è di moda. Finalmente. Ecco allora il tessuto tecnico (appunto) e riciclabile che si usa come un vaso firmato dagli emergenti Bacsac o la lampada-giardino che illumina e contemporaneamente fa crescere la piante, un’idea del giovane talento Alexis Tricoire, ma anche il depuratore d’aria che eroga ossigeno adoperando il principio della fotosintesi vegetale. Un eco progetto di Mathieu Lehanneur. Il designer francese è tra i 10 designer più promettenti segnalati da Philippe Starck. E se lo dice il guru del design, c’è da credergli.
Certa Italia (ahimè) va controtendenza.
Aria (metaforica e no) più Natura. Bel tema. Per stare in Italia, mi vengono in mente le ormai tristemente note polveri sottili che imperversano nelle città (che cosa sono per davvero lo leggete sull’ABC dell’ecologia) e Milano, con la vicenda degli alberi di Abbado. Come possibile non si trovino i fondi per piantare i 90.000 alberi regalati da Claudio Abbado in un gesto di amore verso la città? Ma avete visto che meraviglia il disegno del progetto di Renzo Piano? Dico io. Abbado e Piano. E Milano sdegna. Robe da chiodi. Via Orefici, 20 alberi. Via Dante 73 frassini. Tra Largo Cairoli e Piazza Beltrami, 41 piante, 35 in piazza Cordusio e – un sogno – una cinquantina di amici verdi a circondare di fronde il Duomo di Milano. Che il capoluogo lombardo non abbia questo grande appeal è cosa nota. Se ai tempi di Stendhal i Navigli ricamavano di tracce azzurre la città, tanto da fare innamorare lo scrittore e nel Cinquanta il Boom del Dopoguerra milanese aveva i nomi autorevoli di Gio Ponti, Gardella, Caccia Dominioni. Adesso? Aspettiamo fiduciosi che il Comune capisca che la rivoluzione paesaggistica dell’oggi ha i colori del verde.
E buon design a tutti.
di IenaBi
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