Cronache di Maison&Objet

IenaB in Paris

Scusate il ritardo! Ecco la (mini) cronaca del mio Maison & Objet. Bella! La fiera parigina è stata proprio bella! Perso il senso critico ho guadagnato in meraviglia: il primo giorno mi piaceva tutto. Vedevo rosa! No no, non pensate fossi stordita da ammiccanti designer svedesi o fascinosi talenti francesi (anche se guardarsi intorno era un piacere: i parigini sono mooooolto carini).

M&O è accogliente, frizzante, ben fatta. Una vera festa del design.

Bè no, non proprio: appena arrivata ho litigato. Il mio badge elettronico non funzionava e ho perso un’ora  alla presse a fare il ri-accredito. A proposito: la stampa c’era tutta (scatenati i blogger di Designboom, sembrava fossero ovunque), 3900 gli accrediti on-line, chilometriche file (appunto, infatti mi sono arrabbiata) per registrarsi, code in sala stampa per conquistare un computer o un caffè.  Per non parlare del pranzo: era una guerra! Cercare di accaparrarsi una sedia e un vassoio di cibo richiedeva strategie funamboliche. Io ho fatto la posta a tre colleghi nordici: li ho guardati mangiare, bere, gustare il dolcetto. Più loro indugiavano al tavolo, più il mio sguardo si faceva torvo. File a parte la differenza è che ai Saloni Italiani (ecco, cari di Fiera International: prendete appunti!) i giornalisti son coccolatissimi. E vi giuro che fa piacere. Anche perché “noi si lavora, eh”!

Now! Design à vivre.

Il 7 è il padiglione del progetto. E’ la prima tappa della giornata, va fatto ‘a tappeto’ per cercare nuovi nomi e vedere che c’è di nuovo intorno. Molti i brand italiani (in generale, molti gli italiani). Quest’anno il ‘padrino’ del 7 è stato Starck che ha patrocinato la mostra ‘Generation 2020’, dove i francesi cercano ‘lo Starck del prossimo millennio’. Per ora tra i 10 giovani designer selezionati spicca Mathieu Lehanneur, ma secondo me è troppo sofisticato per diventare il guru delle tendenze di domani. Spiritosi i 5.5 designer, ma ormai non son più una sorpresa e i progetti belli rimangono quelli degli anni scorsi. Promettente Sam Baron (anche se è molto decorativo) che tra l’altro firma per i nostrani Fabrica, Bosa e Galleria Secondome.

Philippe Nigro è in pole position. Sta disegnando bei pezzi: il tavolo presentato alla scorsa edizione sotto l’egida del Via (l’ente d’Oltralpe per la valorizzazione del design, quello che manca a noi italiani, per capirci) adesso è un prodotto Ligne Roset. Vedeste come spiegava contento i suoi progetti Philippe allo stand Ligne Roset. Forse il fatto che abbia lo stesso nome di Monsieur Starck lo galvanizza? Comunque bravo lo è, anche se ne ha di suola delle scarpe da consumare prima di potere eguagliare il genio….

A proposito: il marchio francese (Ligne Roset, appunto) ha presentato una collezione proprio interessante. Dal divanetto matelassé di Inga Sempé (ecco, secondo me lei sta azzeccando tutti i lavori: forse ‘lo Starck del prossimo millennio’ sarà una donna, finalmente!) ai vasi del duo americano Bruce & Sthefanie Tharp. Uh, il divano Chester gonfiabile che tanto mi ha divertito l’anno scorso, gli olandesi di Blofield ora l’hanno presentato in versione baby e in nuovi colori: adòro!

Non posso dilungarmi: sto già facendo un post lunghissimo.

Le altre chicche trovate a M&O ve le presenterò ad una ad una. In post brevi e concisi (oddio, ce la farò a non perdermi in chiacchiere??). Chiudo con la menzione d’onore a Lladrò. Direttore artistico Jaime Hayon (celebrato tra l’altro come il creatore 2010),  loro con quelle statuette kitsch e poetiche ci azzeccano sempre. I pappagallini azzurri sono meravigliosi! Sulle altre tre mostre organizzate dai francesi, Hybrid by Francois Bernard (ovvero tecno-natura), Transcultures by Elizabeth Leriche (ovvero il craft e le influenze etniche) e La Coopèrative by Vincent Grègoire (qui il tema mi è meno chiaro, ma ne parleremo) farò un post a parte: sono interessanti spunti di riflessione.

Se volete saperne di più guardatevi la gallery-reportage di AT Casa.

Per il resto, buon design a tutti. Ah: sono su Facebook. Venite a trovarmi?


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