Archivio di gennaio 2010
Gossip parigini
Ho deciso di sintetizzare in un unicum le puntate IenaBi in Paris Grand soirée e IenaBi in Paris Gossip à la Brasserie Lipp. In pratica faccio un Supéer Gossìp à la francaise! Ecco a voi.
Sabato sera a Parigi.
Era tutto un aperitivo di design. Supermondano il ritrovo da Merci dove c’erano TUTTI. Compresi i fratelli Bouroullec. Che se la bevevano supersciolti. Molto carino da Galerie Bensimon: bella gente e tanti spumantini al nuovo indirizzo del progetto limited edition (se passate nella Ville Lumièr: è da vedere!). Poi c’era da proseguire: gli Autoban da La Espada, la festa di Rubelli etc etc. E invece no. Mi è venuta la malaugurata idea di accettare l’invito a una cena placè. Mai lo avessi fatto. Mi son persa il ‘giro gggiovane’ e son finita in un hotel particuler che niente c’azzeccava col design. In mezzo a personaggi semi-imbalsamati. Il consiglio? Datemi retta, non accettate serate sedute quando si può sgambettare da un posto all’altro.
Parigi è andata, ma al Salone 2010 farò tesoro dell’insegnamento.
Tra l’altro è finita che stordita dalla noia ho bevuto un casino e la domenica ero uno straccio. Bah. Visto la serata, domenica ho deciso di regalarmi una giornata libera. Ho preso il mio collega preferito e sono andata alla Brasserie Lipp: ristorante dal 1880, l’arredo Belle Epoque è una sovrapposizione di stile, dall’Art Nouveau all’Art Deco con tocchi gotici e affreschi Veronese style.
Le frequentazioni di Lipp? Trasversali.
Marcel Proust, Hemingway, Chagall, Camus, Jean Genet, Balthus, Michèle Morgan, Françoise Sagan, Charles Trenet, Simone Signoret con Yves Montand. Ma anche i Presidenti François Mitterand e Jacques Chirac. O le star: Harrison Ford, Gérard Depardieu, Gregory Peck, Sharon Stone, Richard Gere, Sylvester Stallone, Arnold Schwarzeneger. Stavamo gustando la tartare accompagnata da un flute di champagne, lungi da noi il design. E invece no!
Chi era seduto al tavolo di fianco al nostro? Jayme Hayon.
Il creatore dell’anno secondo Maison & Objet era lì, a mangiare una bistecca.
Facendo finta di niente, con il mio iPhone ho rubato, da vera paparazza del progetto, gli scatti dell’archidivo impegnato a tavola. Ci si interrogava sulla sua accompagnatrice. Bionda, carina: i due ci sembravano estremamente in confidenza. Le abbiamo sparate: fidanzata? Amante? Collega? Ci sembrava somigliasse a Stella McCartney. Che la stilista avesse abbandonato il consorte e proprietario di Established & Sons, Alasdhair Willis, per fidanzarsi con l’enfant terrible del design? Al terzo champagne ci è venuto in mente: niente gossip, la bionda era Nienke Klunder, la sua fotografa ufficiale nonché collaboratrice in molti progetti.
E buon design a tutti!
di Iena Bi
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Iena Eco Starck
Interrompo le cronache parigine per una Edizione Straordinaria.
Voglio raccontare la Revolutionair di Philippe Starck. L’istrione del design lo fa di nuovo. Stupisce. Provoca. E dètta la tendenza.
Ieri sera in Triennale
Il lancio delle microturbine eoliche progettate da Starck e prodotte da Pramac. Oltre al design, decisamente bello e decisamente innovativo, c’è il contenuto. Starck ha chiaramente detto che mira a trasformarle in un eco-status symbol. Geniale. Altro che Porsche, spiegava iersera, il vero lusso sarà prodursi l’energia in giardino. Se poi la pala è firmata Starck, c’è da credere che diventerà l’oggetto del desiderio del prossimo futuro. Contenuti anche i costi: l’archidesigner ribadisce che crede nel design democratico. Che sogna di vedere le pale in vendita nei supermercati.
Non sarebbe fantastico?
Vi immaginate il kit eolico sugli scaffali Esselunga, Coop, Pam, non sarebbe bello tra un sacco di carbonella per il barbecue e una confezione di pomodori, potersi portare a casa l’eco progetto? Io non vedo l’ora di metterlo in balcone. Comunque si potrà ordinare on line. E non è poco! Tra l’altro Philippe scocca una frecciatina a Claudio Luti (proprietario di Kartell, ndr) dicendo che le ‘sue’ Louis Ghost dovrebbero costare mooolto meno. Grande! Ha ragione! Sulle specifiche tecniche di Revolutionair, gli indirizzi e quant’altro, leggete qui.
A me interessa ribadire che questo è VERO design.
Al di là dell’estetica, la rivoluzione sta nel cambio di prospettive. La pala eolica tradizionale ha un’andamento dell’asse orizzontale. Starck compatta tutto e sposta l’asse in verticale. Significa tante cose: la pala può tranquillamente essere un arredo urbano (e che arredo!), può stare in spazi ridotti, persino in barca dicono i produttori. Inizia una nuova era per l’energia pulita!
E adesso, un po’ di gossip.
Philippe è arrivato in super ritardo (addòro! Lo capisco!!!), vestito da motociclista come sempre, con uno dei suoi giubbotti firmati Dainese. Durante il discorso in prima fila c’era sua moglie. Bellissima. Lui è talmente in ammore che ha concluso il suo show meraviglioso dicendo che non esiste nessun progetto senza amore. E che adesso il suo ‘love affair’ si estende a tutta la Pramac, dall’Ad Paolo Campinoti fino alla di lui moglie! Uahhhh. C’est fantastique!
Nota d’onore.
Allo studio di pubbliche relazioni che ha curato l’evento: la Negri Firman – Pr & Communication ha invitato un parterre perfetto. Di solito le serate in Triennale sfiorano la noia. Iersera c’erano bella gente, buon vino, delle ottime lasagne ai funghi, una bella atmosfera insomma. E poi Celeste ed Elisa, che fanno parte dello staff di Silvia Negri Firman sono super brave. Precise, professional, accoglienti. E belle!
Concludo il mio peana.
Con uno smodato EVVIVA STARCK. Sarà pure – anche – una operazione commerciale la sua, ma è un’operazione commerciale che svolta! Dopo tante parole sull’eco, finalmente arriva lui. Che porta eco-fatti!
E buon design a tutti.

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L’eco-dizionario
Ma che bella l’idea del dizionario eco!!!
Bravi bravi..sarà molto utile per tutti!
ma ho notato una piccola mancanza..forse in realtà l’ho pensata vedendo il tasso di inquinamento che avvolge Milano, la mia città..
Mi spiegate anche la voce POLVERE SOTTILI ??
Gracias
Giuliette

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Cronache di Maison&Objet
IenaB in Paris
Scusate il ritardo! Ecco la (mini) cronaca del mio Maison & Objet. Bella! La fiera parigina è stata proprio bella! Perso il senso critico ho guadagnato in meraviglia: il primo giorno mi piaceva tutto. Vedevo rosa! No no, non pensate fossi stordita da ammiccanti designer svedesi o fascinosi talenti francesi (anche se guardarsi intorno era un piacere: i parigini sono mooooolto carini).
M&O è accogliente, frizzante, ben fatta. Una vera festa del design.
Bè no, non proprio: appena arrivata ho litigato. Il mio badge elettronico non funzionava e ho perso un’ora alla presse a fare il ri-accredito. A proposito: la stampa c’era tutta (scatenati i blogger di Designboom, sembrava fossero ovunque), 3900 gli accrediti on-line, chilometriche file (appunto, infatti mi sono arrabbiata) per registrarsi, code in sala stampa per conquistare un computer o un caffè. Per non parlare del pranzo: era una guerra! Cercare di accaparrarsi una sedia e un vassoio di cibo richiedeva strategie funamboliche. Io ho fatto la posta a tre colleghi nordici: li ho guardati mangiare, bere, gustare il dolcetto. Più loro indugiavano al tavolo, più il mio sguardo si faceva torvo. File a parte la differenza è che ai Saloni Italiani (ecco, cari di Fiera International: prendete appunti!) i giornalisti son coccolatissimi. E vi giuro che fa piacere. Anche perché “noi si lavora, eh”!
Now! Design à vivre.
Il 7 è il padiglione del progetto. E’ la prima tappa della giornata, va fatto ‘a tappeto’ per cercare nuovi nomi e vedere che c’è di nuovo intorno. Molti i brand italiani (in generale, molti gli italiani). Quest’anno il ‘padrino’ del 7 è stato Starck che ha patrocinato la mostra ‘Generation 2020’, dove i francesi cercano ‘lo Starck del prossimo millennio’. Per ora tra i 10 giovani designer selezionati spicca Mathieu Lehanneur, ma secondo me è troppo sofisticato per diventare il guru delle tendenze di domani. Spiritosi i 5.5 designer, ma ormai non son più una sorpresa e i progetti belli rimangono quelli degli anni scorsi. Promettente Sam Baron (anche se è molto decorativo) che tra l’altro firma per i nostrani Fabrica, Bosa e Galleria Secondome.
Philippe Nigro è in pole position. Sta disegnando bei pezzi: il tavolo presentato alla scorsa edizione sotto l’egida del Via (l’ente d’Oltralpe per la valorizzazione del design, quello che manca a noi italiani, per capirci) adesso è un prodotto Ligne Roset. Vedeste come spiegava contento i suoi progetti Philippe allo stand Ligne Roset. Forse il fatto che abbia lo stesso nome di Monsieur Starck lo galvanizza? Comunque bravo lo è, anche se ne ha di suola delle scarpe da consumare prima di potere eguagliare il genio….
A proposito: il marchio francese (Ligne Roset, appunto) ha presentato una collezione proprio interessante. Dal divanetto matelassé di Inga Sempé (ecco, secondo me lei sta azzeccando tutti i lavori: forse ‘lo Starck del prossimo millennio’ sarà una donna, finalmente!) ai vasi del duo americano Bruce & Sthefanie Tharp. Uh, il divano Chester gonfiabile che tanto mi ha divertito l’anno scorso, gli olandesi di Blofield ora l’hanno presentato in versione baby e in nuovi colori: adòro!
Non posso dilungarmi: sto già facendo un post lunghissimo.
Le altre chicche trovate a M&O ve le presenterò ad una ad una. In post brevi e concisi (oddio, ce la farò a non perdermi in chiacchiere??). Chiudo con la menzione d’onore a Lladrò. Direttore artistico Jaime Hayon (celebrato tra l’altro come il creatore 2010), loro con quelle statuette kitsch e poetiche ci azzeccano sempre. I pappagallini azzurri sono meravigliosi! Sulle altre tre mostre organizzate dai francesi, Hybrid by Francois Bernard (ovvero tecno-natura), Transcultures by Elizabeth Leriche (ovvero il craft e le influenze etniche) e La Coopèrative by Vincent Grègoire (qui il tema mi è meno chiaro, ma ne parleremo) farò un post a parte: sono interessanti spunti di riflessione.
Se volete saperne di più guardatevi la gallery-reportage di AT Casa.
Per il resto, buon design a tutti. Ah: sono su Facebook. Venite a trovarmi?

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A Parigi da Baccarat
La Ville Noailles
Storica dimora nobiliare in Place des États-Unis, Ville Noailles è nota per esser stata la casa della Vicomtesse de Noailles. Madame Marie-Laure era speciale. Eccentrica e sofisticata, colta e smodata. Mecenate, musa e (spesso) amante di artisti: Salvador Dalí, Balthus, Jean Cocteau, Man Ray, Luis Buñuel, Jean-Michel Frank. Tra storia e arte, aristocrazia e irriverenza.
Arte a parte
Oggi salgo l’ampio scalone di marmo biondo e penso alle feste, le risate, l’assenzio. Ai discorsi e alle letture, ai confronti e agli incontri. Se dal 2000 la Ville è quartier generale della casa del cristallo più famosa di Francia (il restyling l’ha firmato Starck), rimane l’eco tra le stanze affrescate di quella grandeur Anni Venti (per me, a Madame piace ospitare la Maison Baccarat).
Una visione inaspettata
Tra le porte dagli stucchi dorati, ho visto passare il fantasma della leggendaria Vicomtesse. Aveva un abitino a la garçonne, una cloche piumata e un lungo bocchino d’avorio tra le labbra scarlatte. Guardava gli chandelier a forma di cervo disegnati da Marcel Wanders e scuoteva la testa. L’ho sentita mormorare “cette personne ne connaît pas la classe”. Emozionante il cristallo lo è sempre. Meno la collezione. Wanders ci ha lavorato 3 anni: lui ne è entusiasta. Onore all’impegno, al savoir faire (per dirla come la Vicomtesse). Mi pare che l’enfant terribile d’Olanda riesca a reinterpretare meglio la tradizione delle porcellane di Delf che quella dei vetri francesi (mogli e buoi dei paesi tuoi?).
Dreaming Jaime Hayon
La tremenda Vicomtesse prima di sparire, si è guardata attorno, ha alzato gli occhi al cielo. Poi ha mormorato “ma dov’è Jaime?”. Non so se si sia solo confusa tra designer, se abbia avuto un lapsus o se volutamente (perfidamente?) rimpiangesse lo spagnolo, che lo scorso anno nelle stesse stanze ha presentato la sua Crystal Candy Set Collection. Forse a Madame piaceva di più? Noblesse oblige.
Buon design a tutti.
A breve:
IenaBi in Paris2 Maison& Objet;
IenaBi in Paris3 Grand soirée;
IenaBi in Paris4 Gossip à la Brasserie Lipp
IenaBi
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Wallpaper urbani
L’idea è semplice: rendere le nostre città più belle. Christine Finley, artista che lavora tra New York e Roma ha cominciato dai cassonetti dell’immondizia.
Lei stessa si vede un po’ come una sorta di graffittara gentile: al posto dello spray dei wallpaper dal gusto decisamente british incollati sui recipienti dell’immondizia.
I primi esempi si trovano a New York, Los Angeles e Roma, ma per tutto il 2010 Christine porterà la sua azione di decoro urbano in giro per le città europee.
Wallpapered Dumpster, il progetto di Christine Finley, comparirà su “Stuck-Up Piece Of Crap – A Selected History of Stickers, from Punk Rock to Contemporary Art” un libro che pubblicherò Rizzoli a Settembre 2010.

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Arte in pentola
Non prendersi troppo sul serio. Ecco uno dei miei buoni propositi per il nuovo anno. Meglio la leggerezza, per giocare liberamente. Soprattutto quando gli argomenti – arte e cucina, in questo caso – rischiano di essere rovinati dal piglio accigliato degli esperti. Per il secondo appuntamento con Arte in Padella, curato da Ludovico Pratesi, sei noti artisti arricchiscono la collezione di opere realizzate per l’azienda TVS su supporti davvero originali. Botto & Bruno, Stefano Arienti, Flavio Favelli e altri ancora al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro dal 5 al 21 febbraio.
Liz
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Alice in Wonderland
L’Alicemania sta per scoppiare. Annunciata dai trailers di Alice in Wonderland di Tim Burton. In uscita a marzo sul grande schermo di mezzo mondo. I manifesti già tappezzano New York.
E proprio a New York, sulla Broadway al numero 889 all’angolo con la 19 strada, non si può (Iena Bi può capire) resistere di fronte alle vetrine di Fish Eddy allestite con piatti, sottopiatti, bicchieri e vassoi di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ci sono anche le shopping bags e le mugs. Tutto illustrato da John Tenniel.
The Newyorker

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Gli oggetti obsoleti
L’ho scovato facendo zapping in rete. Compare in vari blog. Mi ha divertito e ve lo giro.
Si chiama ‘Obsolete: An Encyclopedia of Once-Common Things Passing Us By’. E’ un libro che raccoglie e racconta il desueto. Autrice la giornalista americana Anna Jane Grossman che traccia un ironico percorso a ritroso degli oggetti/soggetti dimenticati. Illustrati dal graphic designer James Gulliver spaziano dalla macchina per scrivere alle videocassette fino (ahimè) all’adorata Polaroid. Non solo design. La lista è lunga, enciclopedica come suggerisce il titolo. E comprende un po’ tutto, compresi comportamenti (scrivere lettere, i saluti al treno) e funzioni (la manovella per abbassare il vetro del finestrino, ve la ricordate?). Molti dei suggerimenti sono arrivati ad Anne tramite blog. Tra le pagine nostalgia vintage e memorie retrò. Oltre a una divertita, divertente e spietatissima (ienesca!) analisi del nostro passato prossimo. PS: per comprarlo andate su Amazon.
Buon design a tutti.
Iena Bi
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Tea-shirts
Decisamente amo più il caffè del tè. Soprattutto quello americano. Da bere nelle mug o nelle tazze da asporto di carta. Detto questo trovo irresistibile l’hanger tea by Soon Mo Kang segnalato da Swissmiss. Quando si dice che il buon design funziona!!!!
The Newyorker
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