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Le case di Adam Peck


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Confesso. Ho una passione per le case e tutto quanto gli ruota intorno. Un amico, Antonino, dice che sono attratto dalla casità delle case. In parte è vero. Le guardo, le sbircio, ci entro dentro, le osservo da fuori, rubo dettagli dai vetri delle finestre. Roma, Milano, Genova, Palermo, New York, Boston, Parigi, Copenhagen, Istanbul, ovunque le case raccontano storie. Quelle di chi le ha pensate, ideate, disegnate, costruite, e quelle di chi le vive riempiendole di mobili e di cose. Di case, personalmente, ne ho cambiate otto. Colpa o merito di mia madre: sempre pronta a metterne su di nuove (comprese le mie). Io, in più, tendo anche a cambiare città. O comunque a spostarmi. Diciamo, per brevità, che non tendo alla stanzialità.

A PTown, nel Massachussetts, di recente mi sono imbattuto nelle case di Adam Peck. Nonostante Adam (così ho saputo da sua moglie, conosciuta in quell’occasione) sia architetto, non si tratta di vere case ma dell’icona delle case, rappresentate in due o tre dimensioni nelle opere esposte nella sua galleria al numero 137 di Commercial Street. Le ho notate mentre passeggiavo una sera per cercare un ristorante. Impresa difficile, alle dieci passate, in un posto in cui si comincia a cenare alle cinque del pomeriggio. Come al solito guardavo dietro le finestre. Dai davanzali di una casa in tipico stile New England (di legno e bianca) ecco spuntare delle casette colorate simili a quelle dei disegni dei bambini. Una era bianca, l’altra era azzurra come il cielo sull’oceano in assenza di nuvole. Entrambe, sul tetto, avevano comignoli rossi.

Mi sono sembrate la quintessenza dell’idea di casa. Il giorno dopo dovevo recarmi a Boston. Di passaggio sono tornato nella casa-galleria. Ho visto gli altri lavori di Adam, ho preso e lasciato biglietti da visita, e mi sono promesso di acquistare, al mio ritorno, una delle opere in mostra. Magari un disegno (sempre di case), più facile da riportare in aereo (viaggio solo col bagaglio a mano). Per un cambio di programma da Boston sono andato direttamente a New York e non sono più passato per PTown. Ahimè sono rimasto senza disegno. Nel frattempo ho scoperto che Adam trascorre metà anno nel New England e l’altra metà a Parigi, meta più accessibile per chi vive a Milano. Io, con vero piacere, postodi sul blog un’anteprima delle case di Adam. Per chi volesse saperne di più può consultarne il sito all’indirizzo: www.adampeckgallery.com

 di the new yorker

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Le case di Adam Peck
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