Articoli marcati con tag ‘alessi’
Iena Bi: Cum Grano Salis
No. Non è la frase che mi dice sempre la mia mamma. Cioè si, anche. Ma qui non c’entra!
Tutto parte con un evento in Triennale di Alessi. Pioggia a dirotto. Io bagnata come un pulcino. Arrivo sversa, infreddolita, e un poco seccata con il direttore che mi ha imposto la presenza. La conferenza stampa è in corso. ‘Oddio va per le lunghe’, penso sconsolata. Temo la noia invece mi appassiono. Sarà pure che son le sette (e passa) di sera e ho fame, ma questo discorrere di cibi e di attrezzi per degustarli mi stuzzica. E’ davvero interessante. Certo è una sofferenza guardare formaggi, olio, vino e non toccare. Per il sale ho meno problemi. Non mi fa venire l’acquolina in bocca.
L’oro bianco
Ascolto e cambio idea. Il sale è fondamentale in tavola. Io mangio molto salato. Ma sul perché non mi ci ero mai soffermata. Dal press kit: «Pensate alle grandi scoperte che hanno rivoluzionato la
storia dell’uomo: l’età del fuoco, del bronzo, dell’aratro, del vapore giusto per citarne alcune. Ci si dimentica spesso di una scoperta altrettanto importante: quella del Sale. Paragonabile solo alla
scoperta del petrolio, quella del sale ha generato in termini di potere, controllo, profitto e conflitto, analoghi scenari socio-politici e culturali. Il sale, oggi nome comune di cosa presente in tutte le nostre cucine, ieri era universalmente “oro bianco”, moneta dai mille poteri in nome della quale si sono dichiarate guerre, creati monopoli, fomentate rivoluzioni, aperte vie di contrabbando e navigato alla scoperta di nuovi mondi». Le parole sono di Fabio Fassone, esperto in materia e consulente del progetto di Alessi: Cum Grano Salis, set di sali a servire composto da mortaio, 4 contenitori, vassoio e vasetto portaaromi. Disegnato dal giovanissimo Giovanni Alessi Anghini (23 anni, nipote del patron di Crusinallo Alberto, è pure carino!) e da Lorenzo Piccione di Pianogrillo ha un senso unico. Riportare in tavola il sale. Il sale vero, a grani, da pestare sul momento, magari mescolato a una fogliolina dell’aroma preferito, da mettere ‘a fresco’ sul piatto. Altro che il banale salino!
Dal sale blu di Persia al Rosa dell’Himalaya
Finita la conferenza faticavo a tenere sotto controllo l’ipersalivazione da gola!
Prontissimi i camerieri han cominciato a servire vino (Ripasso, Nebbiolo, Cartizze, Lagrein: a seconda del cibo) e formaggi (ricotta, taleggio, grana etc etc: una gioia per il palato). Già placata e leggermente brilla (bè, dovevo degustare no?) ecco che arriva il salmone marinato nel sale di Normandia insaporito da scorze di limone, aneto e qualcos’altro. Capite? Solo sale. Il salmone si è cotto nel sale (non ricordo più se in 24 o 48 ore, hic!) ma non solo. Dal sale ha preso il sapore. Fantastico. Ma non è tutto. Arrivano le patatine lesse, condite con 4 tipi differenti di sale (eh, le ripetizioni qui non contano: il sale non ha sinonimo!). Stavo per rifiutarle, già sazia. Giammai! Sale affumicato, sale sale blu di Persia e Rosa dell’Himalaya (il quarto mi sfugge: re-hic). Una delizia di sapori. Avete idea? No? Bè. Voi non c’eravate. Ma ci pensa Alessi. Il set sali è completo di 4 bustine con 4 tipi differenti di sale (eddai). Yuh. Andate a comprarlo! E’ geniale! A me le hanno regalate insieme al mortaio.
I miei ospiti ormai mi odiano: costringo tutti a disquisire di sale!
No no. Non ho le provvigioni sulle vendite. Mi piace davvero. Un progetto insolito che serve perché prima non c’era. Sapete quanti oggetti/progetti seppur belli vedo e so che sono solo una variante del tema già noto? Ecco. Allora lascitemi la gioia. Questo (momentaneo) entusiasmo. Ah. Oltre al Cum Grano Salis gli Alessi presentavano: La Via Lattea, set di coltelli per formaggi (ciascuno ha il suo, il taglio è un’arte) design Anna e Gian Franco Gasparini, manifttura di Coltellerie Berti; Alberto_s_vineyard calice vino double, da una parte si degusta il bianco e dall’altra il rosso, sintesi ironica dei viennesi Eoos; e il piccolo, deliziosissimo Taste-huile, bicchiere da degustazione olio progettato da Lorenzo Piccione di Pianogrillo (produttore di olio gourmandise) e Köbi Wiesendanger. Evviva l’eccellenza del design che valorizza l’eccellenza dei cibi!
E buon design a tutti, naturalmente.
Iena Bi

Read more here:
Iena Bi: Cum Grano Salis
Commercio Materiale Elettronico
Post correlati
Un giorno al Macef
Questa è una coproduzione.
Inizio da sola: un dramma in tre atti. Poi trovo il Principe Azzurro, nelle vesti di un redattore di AT CASA. Niente di sentimentale, eh. Ma insieme è meglio. E l’incubo si trasforma (quasi) in una fiaba. Con noi due che ci aggiriamo per stand più o meno belli ritrovando l’umorismo e, finalmente, brindando con uno spumantino (al design, naturalmente).
Il Dramma
Scena uno: esco di casa e l’idea di andare a Rho con la metro mi atterrisce (è pure tardi, non sapevo quale rossetto indossare per l’evento). Chiamo un taxi. E pazienza se devo pagarmi di tasca mia i 40 euro che servono per arrivare al Macef, la settembrina fiera milanese dell’oggetto. E’ venerdì, son stanca, già la prospettiva Fiera non mi entusiasma. Spendo e sto comoda.
Scena Due: per il primo anno la tessera di accredito del Macef, non mi è arrivata in redazione. Mi metto in fila nell’area stampa. Stranamente affollata, visto che son già le undici. Eppoi sta gente non mi pare del giro: mi insospettisco e chiedo. Hanno (inspiegabilmente) unito le due file, quella degli addetti e quella dei visitatori. Mi indigno. Non è per fare la principessa, ma ho fretta. Guadagno la tessera e varco i tornelli. Già accaldata, sconfortata e demotivata (ma una volta quelli della stampa li coccolavano: ridatemi i miei privilegi, mi aiutano a sopportare il maldipiedi che –inevitabilmente- avrò a fine giro).
Scena Tre: ma cosa ci faccio qui, voglio tornare in Sudamerica dove ho passato le (brevissime) vacanze. Guardo i corridoi, i padiglioni, l’elenco partecipanti al Macef. Tutto incombente. Mi prende un groppo in gola: siam solo ai primi di settembre. Pietà. Eppoi, ecco, si si qual cosina di carino c’è. Ma poco. La crisi è tangibile. Purtroppo.
Arriva il Principe Azzurro: è a piedi e trascina un trolley blu.
‘Ma dai anche tu qui, come stai’. In due è più facile vedere il bello del design! Raccogliamo i press Kit, ci piacciono le posate firmate da Chipperfield per Alessi (e pure le tazzine di Miriam Mirri dedicate ai più piccoli), mi appunto che la palette colori delle porcellane di Vera Wang per Wedgwood è bellissima (da pubblicare, ndr), belli anche i pezzi della Urquiola per Rosenthal. Ci innamoriamo dei mostriciattoli newyorkesi Uglydolls (www.uglydolls.com) e dei cattivissimi (e geniali) orsetti jap Be@rBrick (www.bearbrick.com). Quelli di Ballarini con le loro padelle tematiche (il pasta set, la crepiera, etc etc) hanno avuto un’ottima idea. E le radio di legno certificato (nessun disboscamento di foreste) che arrivano dall’Indonesia sono FANTASTICHE (www.woodenradio.com). Anche se faccciamo le foto e ci sgridano: “Siamo della stampa” ribatto piccata. E loro: “Bè comunque chiedete prima di scattare, no?” Han pure ragione, uff.
E’ l’ora di pranzo: panico, dove mangiamo?
Nota sempre dolente. Come al Salone, più che stuzzichini non si trovano. L’area ospitalità stampa organizzata dal Cosmit è grande come casa mia (che è un bilocale) e affollata come un treno di pendolari il lunedi mattina. C’è il ristornate di Sadler, ma siam squattrinati. I Bar Autogrill sono l’apoteosi del non design (perché non importano il nuovo format, l’Ecogrill inaugurato a Mensa di Ravenna e progettato da Giulio Ceppi, www.totaltool.it). ‘Vado al Bar di Massaud o a quello di Van Duysen? Scelgo il Sushi Bistrot o la Farm vegetariana?’ Non sarebbero interrogativi degni di una kermesse del progetto?? Benedetti voi della Fiera, so che fate già tanto, che è difficile etc. Ma vi prego: DO IT BETTER.
Vogliamo un Macef Satellite
La crisi ha lasciato vuoti illustri tra gli stand del Macef. Eppure ci vorrebbe solo un po’ di passione per ridare smalto al vecchio (eh si, vecchio MA CARO) Macef. Un poco di accuratezza, una sezione giovani (dove ospitare chi ha pochi soldi e tante idee), una mostra più incisiva. Perché non organizzare un evento a tema conviviale: un anno i designer, un anno le testate di design, un anno gli studenti delle accademie del progetto. Son sicura che PER VOI del Macef lo farebbero gratis. Rendetevi competitivi, santo cielo, qui vien sonno.
E buon design a tutti.
PS
Mie le parole, le foto sono di Alessandro Mussolini: che mi è venuto in soccorso con tutta la sua adorabile ironia. E con l’obbiettivo della sua Lumix.
di Iena Bi

More:
Un giorno al Macef
Commercio Materiale Elettronico



