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Milano diventa verde
E alla fine Piazza Duomo avrà i suoi alberi. Dopo polemiche, frecciatine e momenti di tensione, il Comune ha detto sì.
A convicere il Sindaco, ci si è messo Renzo Piano che ha insistito sulla validità del progetto. “Non è un sogno romantico – ha voluto sottolineare l’architetto – ma un lavoro scientifico in grado di garantire all’ambiente un beneficio pari a 4-5 mila auto in meno”.
Delle 90 mila piante chieste dal maestro Claudio Abbado per il suo ritorno alla Scala, per il momento saranno piantati 36 carpini davanti alla cattedrale milanese che saranno poi recintati per protezione. L’intenzione poi è di completare il progetto, che sarà finanziato da sponsor, entro il 2015. Speriamo.
Stella

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Eco è meglio
«L’aria dei tempi mette la natura al centro del quotidiano».
Quale riflessione più attuale di questa? La fa François Bernard, cool hunter parigino (cacciatore di tendenze: ecco gli unici cacciatori che mi piacciono) che da questo pensiero ha tratto una piccola e sofisticata mostra alla scorsa edizione di Maison& Objet. ‘Hybrid’ indaga la nuova eco wave che muove il mare nostrum del design.
Un orientamento che spazia dall’architettura (se volete saperne di più alla Triennale di Milano c’è La mostra “Greenlife: costruire città sostenibili”) ai progetti (un esempio per tutti, la pala eolica Pramac by Starck).
La nuova alleanza tra natura e tecnologia.
Spiega Bernard: «Vista l’urbanizzazione inarrestabile del pianeta, la città e la natura si riconciliano per migliorare i confini cittadini. Una coabitazione che genera una nuova categoria di oggetti insoliti e positivi al servizio del buon vivere». Lui li ha scelti e riuniti. In una installazione che porta il dentro in casa e la casa fuori, all’aperto. Ma non si ferma qui. Questa moda dell’in/outdoor è già superata. Sdoganati i confini canonici, le case del futuro prossimo puntano sulla tecno-natura. Sembrano lontani gli asettici ambienti disegnati dal minimalismo Anni Novanta, lontanissime le lussuose (cafone?) scenografie del lusso degli Anni Duemila.
Oggi, complici la crisi e la nuove consapevolezza ambientale, designer e architetti riscrivono l’abitare. In verde. Nella scena di Hybrid tante piccole cose. Perché dal macro (Starck e le città verdi, come dicevo) al micro, tutto è importante. L’eco pensiero è di moda. Finalmente. Ecco allora il tessuto tecnico (appunto) e riciclabile che si usa come un vaso firmato dagli emergenti Bacsac o la lampada-giardino che illumina e contemporaneamente fa crescere la piante, un’idea del giovane talento Alexis Tricoire, ma anche il depuratore d’aria che eroga ossigeno adoperando il principio della fotosintesi vegetale. Un eco progetto di Mathieu Lehanneur. Il designer francese è tra i 10 designer più promettenti segnalati da Philippe Starck. E se lo dice il guru del design, c’è da credergli.
Certa Italia (ahimè) va controtendenza.
Aria (metaforica e no) più Natura. Bel tema. Per stare in Italia, mi vengono in mente le ormai tristemente note polveri sottili che imperversano nelle città (che cosa sono per davvero lo leggete sull’ABC dell’ecologia) e Milano, con la vicenda degli alberi di Abbado. Come possibile non si trovino i fondi per piantare i 90.000 alberi regalati da Claudio Abbado in un gesto di amore verso la città? Ma avete visto che meraviglia il disegno del progetto di Renzo Piano? Dico io. Abbado e Piano. E Milano sdegna. Robe da chiodi. Via Orefici, 20 alberi. Via Dante 73 frassini. Tra Largo Cairoli e Piazza Beltrami, 41 piante, 35 in piazza Cordusio e – un sogno – una cinquantina di amici verdi a circondare di fronde il Duomo di Milano. Che il capoluogo lombardo non abbia questo grande appeal è cosa nota. Se ai tempi di Stendhal i Navigli ricamavano di tracce azzurre la città, tanto da fare innamorare lo scrittore e nel Cinquanta il Boom del Dopoguerra milanese aveva i nomi autorevoli di Gio Ponti, Gardella, Caccia Dominioni. Adesso? Aspettiamo fiduciosi che il Comune capisca che la rivoluzione paesaggistica dell’oggi ha i colori del verde.
E buon design a tutti.
di IenaBi
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Gli alberi di Abbado
«Pensavo fosse più facile invece per nulla. Mi sono sentito dire di tutto, che la città è fatta di pietra e non di verde e castronerie varie, ma ci riusciremo».
Questo è il commento di Renzo Piano alla notizia della sostanziale retromarcia ingranata da Letizia Moratti e il Comune di Milano sul progetto da lui ideato per gli ormai celebri 90 mila alberi di Claudio Abbado.
Riassunto delle puntate precedenti:
lo scorso aprile Claudio Abbado annuncia che tornerà a dirigere l’orchestra della Scala di Milano. Un evento straordinario, perché non succede dal 1986, quando abbandonò l’orchestra che aveva guidato per 18 anni.
La data: il 4 giugno 2010.
Lo spartito: l’ottava sinfonia di Gustav Mahler, per celebrarne il centocinquantenario della nascita.
Il cachet? 90mila alberi. Da piantare a Milano
Una vera ed esplicita dichiarazione d’amore del Maestro per la sua città. «Se accadrà, sono pronto a tornare. A Milano, alla Scala»
Una proposta accolta con gioia ed entusiasmo della Moratti: «Li pianteremo insieme, chiederemo l’aiuto di tutti cittadini come a New York» aveva assicurato il sindaco.
Aveva, appunto perché ora, il progetto di Piano pare essersi definitivamente arenato.
I motivi del ripensamento sono confusi: il costo delle opere necessarie per realizzare il sogno del Maestro Abbado è ingente (2 milioni e 200mila euro), ma la cordata Abbado-Piano ha raccolto entusiasmi e sponsor eccellenti prima fra tutti Banca Intesa San Paolo.
Pare invece ci siano continui e fumosi problemi tecnici: dalle tubature e strumentazioni nel sottosuolo, alla traccia dei fili elettrici passando dal metrò e la fibra ottica.
In realtà le difficoltà sembrano spuntare più dal Comune che dal sottosuolo: «Non dicono né sì né no, non sono mai chiari» racconta Alberica Archinto coordinatrice del progetto: «Così è una faticaccia! Noi andiamo avanti, siamo pronti a sistemare i primi 220 frassini in via Dante, ma una cosa dev’essere chiara: servono risposte tempestive e precise dall’amministrazione Moratti». Entro? «Subito. Gli alberi vanno piantati a marzo, prima dell’inizio della primavera».
Da notare che questi primi 220 frassini sono stati regalati al Comune dallo stesso Abbado e dal Comitato che lo sostiene nell’impresa. Che fine faranno ora?
E ora? «Noi non molliamo» assicura Archinto e così l’ingegner Giorgio Ceruti, l’architetto Alessandro Traldi e il paesaggista Franco Giorgetta che continuano a lavorare alla fattibilità di questa rivoluzione verde con verifiche e analisi.
Del resto, tanto per rimanere nell’attualità, di piante c’è bisogno: 90 mila nuovi alberi compenserebbero le polveri sottili emesse da 4.500 auto l’anno.
di LeoSunsi
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EcoIena Bi
Sono una compulsiva dell’acquisto. Pericolosissima, capace di spendere cifre iperboliche in pochi minuti. Snobbissima, con l’istinto che mi porta (pure a occhi chiusi, vi giuro: è una malattia professionale) sempre verso il pezzo (o il capo) più bello e più (sob) caro. Lunatica.
Passo dal vestitino firmato alla cartoleria (di Muji, però), dai cosmetici alle piante. Vi ricordate la protagonista del libro di Sophie Kinsella, I Love Shopping? Rebecca Bloomwood è sempre alle prese con solleciti bancari, carte di credito abusate e guai vari. Ecco. C’est moi.
Quindi ci vado a nozze con sto post.
C’è una nuova web-vetrina dedicata allo shopping bio. WOW
Non solo frutta e verdura (che purtroppo non bastano a soddisfare le –mie- brame di possesso) ma di tutto un po’. E tutto ecosostenibile. Come dire, spendo e mi sento meno in colpa. Consumo ma bene. L’Emporio Ecologico si ispira alle botteghe di una volta. Un e-commerce che spazia dai cibi bio a eco-prodotti per la cura e la bellezza del corpo, della casa, degli animali fino a oggetti di design e idee regalo.
Come recita il comunicato stampa: «Tutti a portata di mouse e certificati dai più accreditati organismi di controllo».
Un clic e si apre l’eco-home page…ooh
Il caricabatterie solare. Profumi, incensi, set in cotone organico per lo yoga..vabbè.
Adoro tutto. Quasi quasi mi decido a fare meditazione pur di aver il tappetino trapuntato in tono grezzo. E forse comprerò anche i fagioli Azuki (detesto i fagioli, ma il packaging è così carino).
Mi fiondo nella sezione ‘Abitare’. Vediamo un po’.
Umh. Stile & Design ha solo 3 prodotti: winepocket, porta iPod e set di sottobicchieri sono “Gli oggetti di Josh Jakus, realizzati a mano a San Francisco, in California. L’utilizzo di stock di feltro proveniente da scampoli industriali rende questa linea eco-friendly” dice la spiegazione. Costo dai 18 euro. Bell’idea. Il sito ha appena aperto, di sicuro è (penso, spero, auspico) in fieri.
Elenco di tutti i prodotti per l’ambiente domestico:
Candele e incensi
Cucina Ecologica
Detergenti domestici
Idee regalo (lampade al sale: faranno bene all’umore ma sono di rara bruttezza)
Prodotti per il bucato
Stoviglie compostabili
Style & Design (di cui sopra).
La perplessità mi accompagna: eco si. Ma lo stile?
Chiamate un esperto di design cari fondatori (sempre dal press kit: “Andrea, Aaron e Riccardo, tre giovani professionisti ‘riciclati’ dall’home video al mondo ‘bio’). Fate in modo che le esigenze ‘ecologiste’ (“per dare un contributo concreto al movimento globale a favore di un consumo responsabile e sostenibile”, scrivono) si incontrino con quelle estetiche. Al Macef mi sono innamorata della Wooden Radio, tutta in legno di provenienza certificata, bella come il sole e superstilish. Eco e bello si può. E chi fa un eco brutto aumenta il pregiudizio dei più. E l’ira di Iena…
Etica e design? Si può. Ad esempio, basta sfogliare le web pagine di At Casa
Cari Andrea, Aaron e Riccardo: leggete Donatella Pavan sulle eco-proposte del Salone 09, la designnews su Regenesi (che idea, produce e commercializza oggetti di design con materiali di riciclo post-consumo. Oggetti per la casa e accessori moda in alluminio, vetro, plastica, pelle, cartone creati da designer come Denis Santachiara, Giulio Iacchetti, Marco Ferreri, Matali Crasset, Setsu e Shinobu Ito, www.regenesi.com ) o quella sulla lampadina Ecò.
E così via.
Non vi chiedo di arrivare alle sofisticatezze di Kellam Clark (chi è ve lo dice Ale Valenti).
Ma un po’ di cultura in materia ci vuole.
Eco Logico Eco Sostenibile Eco Design. Le parole sono importanti.
Vi ricordate Nanni Moretti in Palombella Rossa? Le parole sono importanti.
Studiate voi dell’Emporio. E non solo voi. Ma tutti quelli che si tingono in “green” e blaterano di design. Maddai! Oppure, piano B: non mandate il press kit a quella iena di Iena.
E buon design a tutti.
Iena Bi

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Esterno domestico
Quante volte, passando da una zona – un po’ marginale, un po’ dimenticata, un po’ anonima – del vostro quartiere, vi è capitato di immaginarla diversa? Di trasformarla mentalmente interpretando le sue potenzialità e i vostri desideri? A Nicola Russi e Angelica Sylos Labini, architetti di Laboratorio Permanente, e ad Hannes Peer, non solo è successo, ma sono andati oltre il puro fantasticare. Hanno progettato la trasformazione di una piazza senza nome tra le vie Cadore, Pinaroli e Perugino a Milano. Facendosi promotori di una pratica di intervento – un “marchio urbano” – nella propria città che auspicano possa essere presa ad esempio. Lo sviluppo del progetto è a buon punto, ma per realizzarlo cercano sponsor, con l’associazione OasiCadore e con un sito che sarà presto online.
La proposta è talmente nuova – almeno qui in Italia – da aver destabilizzato l’assessorato comunale che, nonostante sia entusiasta e ne darebbe anche il consenso, non ha esempi precedenti di iter burocratici simili. Sostanzialmente non sa come regolamentare l’appropriazione legittima di uno spazio pubblico su intervento di chi progetta per professione. Qualche indicazione potrebbe fornirla il Nuovo Piano di Governo del Territorio, in vista dell’Expo 2015, teso a incentivare fenomeni di questo tipo che raccolgono idee di cittadini e imprenditori. Chissà… In ogni caso l’associazione, che comprende commercianti, professionisti e liberi cittadini del quartiere, va avanti. In concomitanza con il lancio del sito, l’intervento urbano avrà una sua presentazione pubblica per sollecitare perplessità e indicazioni. Oltre a quelle più diffuse, delle quali i commercianti si sono già fatti portavoce e sono state raccolte nel disegno dell’area.
OasiCadore è “rivoluzionario” già nel concetto, perché promuove una metodologia d’uso e una tipologia diversa dello spazio collettivo. Porta all’esterno la stessa qualità che costruiamo nelle nostre case, e utilizza lo spazio urbano, divenuto accogliente, per fare qualcosa al di fuori delle mura domestiche. Come? Con tavoli pubblici, illuminazione puntuale e connessioni wireless. “Stanze” ricavate fra barriere verdi anti rumore, in disposizione non geometrica. Piccole e raccolte, in modo da non facilitare un’aggregazione “rumorosa” e invadente in un quartiere per lo più residenziale. Non solo spazio di contemplazione, ma luogo per giocare, disegnare, lavorare, svagarsi in compagnia.
Cercasi sponsor, quindi. La spesa si aggirerebbe sui 200mila euro. Ma l’appello è rivolto solo a quelle “aziende che sostengono l’utilizzo di materiali che rispondano dal punto di vista tecnologico e di processo a determinati standard qualitativi e di eco-sostenibilità, riciclabili al 100%. Un’opportunità per essere nel progetto” e –incoraggiano i promotori – “al contempo renderlo esclusiva piattaforma di comunicazione sull’arredo urbano, rimanendo in linea con quelli che sono i temi del prossimo Expo 2015: ambiente, architettura eco-sostenibile, innovazione tecnologica”.
Ci sembra un buon modo per tradurre in azione tutte le insoddisfazioni e le lamentele nei confronti di una città che sembra sempre più sorda e distratta.
Porzia Bergamasco

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Solare, ma quanto mi costi?
Mi avevano detto che la rata del mutuo per finanziare un impianto fotovoltaico si ripaga con quello che il GSE (Gestore Servizi Elettrici) paga al proprietario dell’impianto: posso confermare che è vero.
Questa mattina sono stata a Banca Etica ed ecco quanto segue:
il mio impianto (3 kw) costa 18.150 euro, per avere un mutuo corrispondente all’intero importo da pagare in 20 anni mi hanno proposto un tasso fisso del 6,8%, pari a 240 rate di 140 € l’una.
Oppure uno decennale di 120 rate a 201 € al mese, tenuto conto che sembra assodato che il GSE mi darà all’incirca 160 € al mese il conto è presto fatto. Sono davvero soddisfatta e convinta a installarlo (l’impianto).
di Donilla

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Il tetto nuovo
Devo rifare il tetto della mia casa di campagna e ho capito che questa è l’occasione giusta per tutta una serie di interventi: isolarlo meglio, mettere dei pannelli solari termici o fotovoltaici e finalmente mettere le canne fumarie in acciaio nei camini per evitare rischi d’incendi.
Dopo mesi che ci ragiono ho deciso di isolarlo con la cellulosa insufflata – materiale eco ricavato dalla carta riciclata dei giornali – che permette di arrivare anche negli punti più irraggiungibili – quando la si lavora è polverizzata – e di mettere dei pannelli fotovoltaici.
La prima funziona con i dovuti accorgimenti anche sui tetti a volta. Costa tra i 130 e i 170 euro al metro cubo, per 180 metri quadrati di soletta con uno spessore di circa 15 centimetri ne servono circa 23 metri cubi: l’offerta più conveniente finora è quella di Sfera, una società di Collegno (TO) che mi sembra molto affidabile. La spesa si aggira attorno ai 3500 euro. Il risparmio dovrebbe aggirarsi attorno al 15% rispetto ai consumi attuali.
Conoscete proposte più interessanti?
Sempre loro dovrebbero farmi l’impianto fotovoltaico: 18.000 euro circa per 3 kw. A conti fatti la rata del mutuo per 3 kw di pannelli fotovoltaici equivale a quanto rimborsato dal Conto Energia per la produzione di un impianto integrato nel tetto con lo scambio sul posto, oltre, ovvio, al risparmio dell’energia elettrica.
Mi sembra che ne valga davvero la pena…vi terrò aggiornati. Per i camini sto aspettando i preventivi.
di Donatella Pavan

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Case e recinti
Recintare e coprire. Due azioni antiche che da sempre l’uomo compie per abitare. Mi sono venute in mente guardando le foto dell’installazione Onion Pinch di Caterina Tiazzoldi ed Eduardo Benamor Duarte. L’idea la conoscevo già (avevo visto il progetto proprio qui su AtCasa ) ma vederla in corso d’opera mi ha ricordato l’importanza dei gesti di appropriazione dello spazio. Quelli semplici: le azioni istintive che compiamo per metterci al riparo.
E delle azioni mi piacerebbe parlare. Della loro capacità di creare forme abitabili. Meglio se attraverso materiali naturali, ecologici e sostenibili. C’è qualcosa di primordiale e allo stesso tempo contemporaneo nel gesto che piega il nastro di sughero. E un’intuizione direi modernissima: la possibilità, disponendola in verticale o in orizzontale, di delimitare un ambito o fornire un tetto.
Tutto ciò mi ha fatto pensare alle case. Alla semplicità con cui si può creare lo spazio abitabile.
Se servisse una prova chiamerei a testimoniare i bambini che nelle foto si muovono tra i nastri. Attraversandoli, stazionando al di sotto, accoccolandosi tra le pieghe. Insomma: abitandoci.
the newyorker

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