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Racconta i tuoi Anni 60
I favolosi Sixties compiono cinquant’anni. Io sono nata dopo. Per me quelli sono gli anni della Swinging London. Passati attraverso la musica (Beatles o Rolling Stones?) e i film: quelli originali di Kubrick e Antonioni e quelli più recenti, come I Love Radio Rock di Richard Curtis, datato 2009, che mi ha appassionato tanto. E la moda: minigonna, calze colorate, stivali alti.
Gli anni Sessanta per me sono soprattutto design. Quello più bello, meno consapevole perché alla mia mamma piaceva e basta, ma poi non avrebbe saputo dire che la sedia con le orecchie era una Wink di Toshiyuki Kita e la lampada che io non dovevo far dondolare era Arco, dei Castiglioni. Il mio gusto è irrimediabilmente segnato da quell’estetica. Ma non mi dispiace, perché racconta una storia che non voglio perdere.
E per voi, cosa sono gli anni Sessanta? Cosa vi viene in mente, cosa vi ha segnato di quel periodo? Dopo mezzo secolo, cosa è rimasto, cosa è tornato e cosa è andato perso? Sono curiosa di saperlo.
Liz

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A casa di Moschino
Ecco si, io c’ero. Of course! Il popolo della moda e gli invitati speciali del design erano iersera tutti insieme a guardare incuriositi la Maison Moschino.
Il nuovo albergo della griffe milanese è in zona Corso Como a Milano.
Ha inaugurato in piena fashion week.
Prima hanno sfilato gli abiti di Moschino Chip & Chic, la linea “giovane” del marchio.
Poi tutti a ballare con Asia Argento, a bere vodka Wiborowa, ad ammirare le stanze oniriche disegnate dalla stilista Rossella Jardini. WOW!
Per il resto, che dire, gli interni: belli o non belli?
Subito tra i giornalisti si è scatenata la rissa. Le opinioni divise tra amore (a prima vista) e odio (immediato). No, non credo sia questo l’occhio con cui vedere l’hotel. E’ innovativo. E’ creativo. E’ divertente che ci sia a Milano, città poco vitale… Che l’architettura degli interni o lo stile o le finiture non siano graditi a tutti poco importa. Certo qualcosa per noi addict del design è sempre opinabile. Ma questo non è un albergo di design. E’la Maison Moschino. Un fashion hotel voluto dalla Jardini e tradotto in realtà dalla capacità visionaria di Jo Ann Tan che firma da anni le vetrine e gli allestimenti Moschino. Un luogo nella città della moda mancava. E ci sta bene! Gioco scherzoso, mix ironico, con adorati barboncini luminosi appesi nella hall d’ingresso, con poltrone pecora e luci borsetta: un invito alla leggerezza e al sogno in una città fin troppo grigia e in tempi fin troppo bui. Con cuori e fiocchi, in puro stile Moschino. Invece che una polemica vale una risata!
E buon design a tutti!
di Iena Bi

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A casa di Moschino
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La Palermo Rinascente
Palermo s’è desta.
Un edificio così nella città siciliana non si era mai visto.
Nella centralissima via Roma spicca la scatola bianca che ospita il nuovo store di La Rinascente.
Aperto al pubblico da giovedi prossimo, è un progetto di rottura fatto di linee squadrate, vestito di Led e vetri opalini. Inserito nel contesto barocco di piazza San Domenico spiazza con il suo segno netto.
Lo firma Flavio Albanese, direttore uscente di ‘Domus’. L’architetto (honoris causa) vicentino riesce con il suo carisma progettuale e con l’amore che lo lega da sempre alla Sicilia, a scuotere l’immobilismo (splendido ma antico) di Palermo. E riscrive in chiave (iper) contemporanea la storia della città. Una pagina nuova e un palazzo che cambia il punto di vista architettonico locale. Da oggi in poi la città si arricchisce di nuove possibilità. Il linguaggio del moderno, la contaminazione tra vecchio e nuovo sono (finalmente) iniziati.
Inviata speciale a Palermo,
Iena approva. Anche la Gran Soirée, che è stata all’altezza del contesto. Spettacolare e iperbolica, dal (bellissimo e so cool) Dj Coleman arrivato dalla Grande Mela fino alle (sensualissime) ballerine vestite di piume del Crazy Horse: la serata ha divertito tutti. La Palermo bene accorsa in massa e i giornalisti arrivati dal grigiore milanese. Incredibili le terrazze che sovrastano la città e danno sul convento e sulla chiesa di san Domenico, che danno il nome alla piazza. Un panorama mozzafiato quello dell’ultimo piano. Completo di sushi bar, gastronomia tipica e ristornate.
Che dire? Evviva il design!
E buon design a tutti, naturalmente.
di IenaBi

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Milano Vs Milano?
Appuntamento al Piccolo Teatro di Milano. In cartellone: la conferenza stampa che presenta i Saloni 2010. Ci sono tutti. Io sbaglio teatro e vado allo Strehler di Lanza. Iniziamo bene. Arrivo in ritardo, mi perdo (quasi) tutto il discorso del Sindaco Moratti e lo show di Chiambretti che la punzecchia con gusto: la battuta topica di Milano verde o al verde e quant’altro, ve li racconta l’articolo ufficiale di AtCasa.
Grande spolvero: platea e galleria sono al completo.
Autorità, imprenditori, stampa e personalità varie ed eventuali. Il popolo del progetto – e affini – è numeroso. Mi aspetto cifre, dati e nomi della prossima design week. Invece no. Sul palco: Margherita Buy (sciupata), Ricky Tognazzi (quante star, ma dove siamo al Festival del Cinema?), lo chef Massimo Bottura (c’è Eurocucina e allora largo al cuoco. Inaspettato no?), Pierluigi Cerri (serissimo), Davide Rampello (il Presidente della Triennale, vestito di tweed come la Regina Elisabetta. Gli mancavano solo il foulard e gli stivali di gomma) e – finalmente – Carlo Guglielmi (patron del Cosmit) che mi stupisce con un’abbinata vincente: abito gessato e sneakers british style. A parte Chiambretti, stilosissimo, a lui il premio per la mise più creativa.
Vi risparmio le digressioni sulla storia della patata e del pomodoro..
Evito di farvi la cronaca di 3 ore di chiacchiere: i pareri di Buy, Tognazzi & Co su casa, bagno e cucina (Tognazzi dice che da quando ha bagni separati con la moglie Simona Izzo regna l’armonia. Bene. Mi era indispensabile saperlo. Ora me lo appunto); le digressioni di Cerri sulla bellezza e di Rampello sul cibo nel Seicento; i discorsi polemici di Guglielmi contro l’ipotizzata biennale del design a Venezia. Non sono contemporanei…dice. LORO intanto hanno un ponte di Calatrava, noi di architettura internazionale a Milano, pochina… cantieri per ora. Waiting for Libenskind e Zaha Hadid…
In Sintesi. Ecco i dati.
Quelli delle 4 mostre cittadine ve li han già detti. Mi soffermo sul più contemporaneo dei pensieri. Quello di Marva Griffin. Che con il suo Salone Satellite esplora cosa c’è di nuovo nel mondo. Quest’anno il focus è sulle nazioni: in mostra i nuovi talenti dei 5 continenti. Al centro dello spazio una piazza metaforica che diventa il luogo di scambio e di incontro delle differenti culture. Anzi, sarà una piazza composta da 5 piazze: allestite ciascuna da un architetto internazionale. Brava Marva! dovevi salire sul palco a esporre il tuo pensiero innovativo. Sarebbe stato un piacere ascoltarti.
Se la press di ieri mi è venuto voglia di chiamarla (citando il programma di Chiambretti) Marchette di Design, oggi da Zona Tortona c’è tutta un’altra aria.
Dopo “l’Event is Back” a teatro, mi chiedevo cosa ci avrebbe riservato la Press Preview di ZonaTortona al cinema Mexico. Invece niente show. Piuttosto slideshow a pieno schermo con parole chiave (creative economy, product design, content projects) , i numeri del 2009 (200.000 visitatori, 1153 giornalisti accreditati, 50 Paesi partecipanti, 90 spazi di esibizione per 40.000 metri quadrati di set-design), i nomi del 2010 (dalla collettiva That’s Design! in partnership con POLI.Design – Consorzio del Politecnico di Milano ad Advantage Austria, quella dei creativi austriaci o Danish Crafts dei nordici, dal focus sulle tecnologie con Surfacin’ – Materials Innovation al China Design Market, fino alle grandi firme come Mooi, Baccarat, Audi, Bernhardt Design, Sony, Swarovski Crystal Palace). Insomma c’è da prendere appunti. E poi plauso al ruolo di talent scout che ZonaTortona rivendica: 5 designer internazionali svilupperanno diversi progetti creativi. Ce li presentano con 5 taccuini omaggio: la serie di notebook ha l’immagine grafica firmata da AquiliAlberg (Italia), Nika Zupanc (Slovenia), Osko + Deichmann (Germania), Susanne Philippson (Germania) e Vicente Garcia Jimenez (Spagna). La filosofia dell’evento: promuovere la creatività e l’innovazione dedicata al design.
“The first design movie”
Ecco spiegato il Cinema. Novità: ci sarà il primo film dedicato al mondo del design, girato in ZonaTortona durante l’edizione dello scorso anno. Sarà presentato al pubblico a partire dal prossimo aprile. Ci hanno mostrato dei trailers. Pare molto interessante. Regista Francesco Iodice, casa produttrice Filmaster, da un’idea di Design Partners (gli organizzatori del circuito del progetto, ndr). E poi c’è la Smart by Rolf Sacks: l’auto customizzata dall’artista girerà per le vie di Tortona & dintorni. Come lo scorso anno, torna l’iniziativa eco-lodevole del Bike Sharing: oltre 100 biciclette brandizzate ZonaTortona saranno a disposizione di tutti.
Milano Vs Milano: perché?
Da una parte istituzioni e Cosmit, dall’altra ZonaTortona: sarebbe bello che l’autorevolezza degli uni si mescolasse con lo spirito contemporaneo degli altri. Che il colosso Cosmit si rinvigorisse con il Golia del design dal bollino rosso: non sarà un caso che dal 2002 a oggi ZonaTortona abbia aumentato numeri e notorietà. Il circuito più amato dai giovani di tutto il mondo avrà pur qualcosa da dare… Loro chiedono un’alleanza. L’unione fa la forza, o no?
E buon design a tutti.
di IenaBi

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Milano Vs Milano?
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Gossip parigini
Ho deciso di sintetizzare in un unicum le puntate IenaBi in Paris Grand soirée e IenaBi in Paris Gossip à la Brasserie Lipp. In pratica faccio un Supéer Gossìp à la francaise! Ecco a voi.
Sabato sera a Parigi.
Era tutto un aperitivo di design. Supermondano il ritrovo da Merci dove c’erano TUTTI. Compresi i fratelli Bouroullec. Che se la bevevano supersciolti. Molto carino da Galerie Bensimon: bella gente e tanti spumantini al nuovo indirizzo del progetto limited edition (se passate nella Ville Lumièr: è da vedere!). Poi c’era da proseguire: gli Autoban da La Espada, la festa di Rubelli etc etc. E invece no. Mi è venuta la malaugurata idea di accettare l’invito a una cena placè. Mai lo avessi fatto. Mi son persa il ‘giro gggiovane’ e son finita in un hotel particuler che niente c’azzeccava col design. In mezzo a personaggi semi-imbalsamati. Il consiglio? Datemi retta, non accettate serate sedute quando si può sgambettare da un posto all’altro.
Parigi è andata, ma al Salone 2010 farò tesoro dell’insegnamento.
Tra l’altro è finita che stordita dalla noia ho bevuto un casino e la domenica ero uno straccio. Bah. Visto la serata, domenica ho deciso di regalarmi una giornata libera. Ho preso il mio collega preferito e sono andata alla Brasserie Lipp: ristorante dal 1880, l’arredo Belle Epoque è una sovrapposizione di stile, dall’Art Nouveau all’Art Deco con tocchi gotici e affreschi Veronese style.
Le frequentazioni di Lipp? Trasversali.
Marcel Proust, Hemingway, Chagall, Camus, Jean Genet, Balthus, Michèle Morgan, Françoise Sagan, Charles Trenet, Simone Signoret con Yves Montand. Ma anche i Presidenti François Mitterand e Jacques Chirac. O le star: Harrison Ford, Gérard Depardieu, Gregory Peck, Sharon Stone, Richard Gere, Sylvester Stallone, Arnold Schwarzeneger. Stavamo gustando la tartare accompagnata da un flute di champagne, lungi da noi il design. E invece no!
Chi era seduto al tavolo di fianco al nostro? Jayme Hayon.
Il creatore dell’anno secondo Maison & Objet era lì, a mangiare una bistecca.
Facendo finta di niente, con il mio iPhone ho rubato, da vera paparazza del progetto, gli scatti dell’archidivo impegnato a tavola. Ci si interrogava sulla sua accompagnatrice. Bionda, carina: i due ci sembravano estremamente in confidenza. Le abbiamo sparate: fidanzata? Amante? Collega? Ci sembrava somigliasse a Stella McCartney. Che la stilista avesse abbandonato il consorte e proprietario di Established & Sons, Alasdhair Willis, per fidanzarsi con l’enfant terrible del design? Al terzo champagne ci è venuto in mente: niente gossip, la bionda era Nienke Klunder, la sua fotografa ufficiale nonché collaboratrice in molti progetti.
E buon design a tutti!
di Iena Bi
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Natale: shopping a New York
Natale, si sa (senza neanche fare i moralisti), per molti è sinonimo di shopping. I regali, vero tormentone del periodo, diventano il pensiero fisso di tutti, nonché la parola più clliccata sul web. La redazione di AtCasa ne sa qualcosa. Io (e il mio nik me lo impone) di parola ne aggiungo un’altra: New York. Facile direte voi. Chiunque (a parte un’amica, amica anche di Iena Bi, che non la pensa così) va pazza per il connubio Natale-New York. Come non dargli ragione. Luci, colori, addobbi, gente-per-la-strada, musiche natalizie rendono la città unica.
Che siate romantici o shopping addicted questo è il posto che fa per voi. Il momento è quello giusto. I festeggiamenti per il Natale sono appena iniziati, con i negozi più importanti allestiti in grande stile (Bloomingdale’s, Bergdorf Goodman, Barneys, Saks Fifth Avenue, Lord & Taylor). E’ come uno show. Una grande favola urbana. Inaugurata dall’arrivo di Babbo Natale sulla 34a strada in occasione della Macy’s Thanksgiving Day Parade. Quella con i carri multicolor, le bande musicali, i pupazzi giganti, le bancarelle dei marshmallows. Da non perdere (oltre alle caleidoscopiche vetrine a tema che incantano anche i più refrattari allo spirito natalizio) è l’Albero di Natale del Rockfeller Center. Si tratta di una delle più celebri tradizioni newyorkesi. Lo stanno allestendo in questi giorni.Tutto sarà pronto per il 2 dicembre, data della sua accensione.
Ospite d’onore: Swarovski. Sua è la stella-scultura in cristallo posta sulla sommità dell’albero. Composta da 25.000 cristalli, ha impiegato nove esperti tra artigiani e ingegneri per 3 mesi. Di fronte, con tanto di musica che si spande per la 5a Strada: l’installazione luminosa dei magazzini Saks. Emozionante. Iena Bi perchè non mi raggiungi? C’è anche spazio per il design. Per la prima volta viene presentato: One of a Kind Show & SaleTM NYC: una fiera dove acquistare pezzi unici fatti a mano da artisti, artigiani e designer nordamericani. Dall’11 al 13 dicembre 2009.
The Newyorker
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Natale: shopping a New York
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Iena Bi: Cum Grano Salis
No. Non è la frase che mi dice sempre la mia mamma. Cioè si, anche. Ma qui non c’entra!
Tutto parte con un evento in Triennale di Alessi. Pioggia a dirotto. Io bagnata come un pulcino. Arrivo sversa, infreddolita, e un poco seccata con il direttore che mi ha imposto la presenza. La conferenza stampa è in corso. ‘Oddio va per le lunghe’, penso sconsolata. Temo la noia invece mi appassiono. Sarà pure che son le sette (e passa) di sera e ho fame, ma questo discorrere di cibi e di attrezzi per degustarli mi stuzzica. E’ davvero interessante. Certo è una sofferenza guardare formaggi, olio, vino e non toccare. Per il sale ho meno problemi. Non mi fa venire l’acquolina in bocca.
L’oro bianco
Ascolto e cambio idea. Il sale è fondamentale in tavola. Io mangio molto salato. Ma sul perché non mi ci ero mai soffermata. Dal press kit: «Pensate alle grandi scoperte che hanno rivoluzionato la
storia dell’uomo: l’età del fuoco, del bronzo, dell’aratro, del vapore giusto per citarne alcune. Ci si dimentica spesso di una scoperta altrettanto importante: quella del Sale. Paragonabile solo alla
scoperta del petrolio, quella del sale ha generato in termini di potere, controllo, profitto e conflitto, analoghi scenari socio-politici e culturali. Il sale, oggi nome comune di cosa presente in tutte le nostre cucine, ieri era universalmente “oro bianco”, moneta dai mille poteri in nome della quale si sono dichiarate guerre, creati monopoli, fomentate rivoluzioni, aperte vie di contrabbando e navigato alla scoperta di nuovi mondi». Le parole sono di Fabio Fassone, esperto in materia e consulente del progetto di Alessi: Cum Grano Salis, set di sali a servire composto da mortaio, 4 contenitori, vassoio e vasetto portaaromi. Disegnato dal giovanissimo Giovanni Alessi Anghini (23 anni, nipote del patron di Crusinallo Alberto, è pure carino!) e da Lorenzo Piccione di Pianogrillo ha un senso unico. Riportare in tavola il sale. Il sale vero, a grani, da pestare sul momento, magari mescolato a una fogliolina dell’aroma preferito, da mettere ‘a fresco’ sul piatto. Altro che il banale salino!
Dal sale blu di Persia al Rosa dell’Himalaya
Finita la conferenza faticavo a tenere sotto controllo l’ipersalivazione da gola!
Prontissimi i camerieri han cominciato a servire vino (Ripasso, Nebbiolo, Cartizze, Lagrein: a seconda del cibo) e formaggi (ricotta, taleggio, grana etc etc: una gioia per il palato). Già placata e leggermente brilla (bè, dovevo degustare no?) ecco che arriva il salmone marinato nel sale di Normandia insaporito da scorze di limone, aneto e qualcos’altro. Capite? Solo sale. Il salmone si è cotto nel sale (non ricordo più se in 24 o 48 ore, hic!) ma non solo. Dal sale ha preso il sapore. Fantastico. Ma non è tutto. Arrivano le patatine lesse, condite con 4 tipi differenti di sale (eh, le ripetizioni qui non contano: il sale non ha sinonimo!). Stavo per rifiutarle, già sazia. Giammai! Sale affumicato, sale sale blu di Persia e Rosa dell’Himalaya (il quarto mi sfugge: re-hic). Una delizia di sapori. Avete idea? No? Bè. Voi non c’eravate. Ma ci pensa Alessi. Il set sali è completo di 4 bustine con 4 tipi differenti di sale (eddai). Yuh. Andate a comprarlo! E’ geniale! A me le hanno regalate insieme al mortaio.
I miei ospiti ormai mi odiano: costringo tutti a disquisire di sale!
No no. Non ho le provvigioni sulle vendite. Mi piace davvero. Un progetto insolito che serve perché prima non c’era. Sapete quanti oggetti/progetti seppur belli vedo e so che sono solo una variante del tema già noto? Ecco. Allora lascitemi la gioia. Questo (momentaneo) entusiasmo. Ah. Oltre al Cum Grano Salis gli Alessi presentavano: La Via Lattea, set di coltelli per formaggi (ciascuno ha il suo, il taglio è un’arte) design Anna e Gian Franco Gasparini, manifttura di Coltellerie Berti; Alberto_s_vineyard calice vino double, da una parte si degusta il bianco e dall’altra il rosso, sintesi ironica dei viennesi Eoos; e il piccolo, deliziosissimo Taste-huile, bicchiere da degustazione olio progettato da Lorenzo Piccione di Pianogrillo (produttore di olio gourmandise) e Köbi Wiesendanger. Evviva l’eccellenza del design che valorizza l’eccellenza dei cibi!
E buon design a tutti, naturalmente.
Iena Bi

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Iena Bi alla Fashion Week
Prada Vs Trussardi: l’inaugurazione dei nuovi store delle due griffe di moda.
E poi Vuitton e il New York Times: rispettivamente con una mostra e un compleanno. La sintesi? Evviva lo champagne.
La settimana della moda milanese di solito non mi riguarda
Per fortuna.
Di certo non invidio le colleghe che – come me al Salone – devono scapicollarsi da una sfilata all’altra ed essere pure superstilish, con gli outfit giusti e il rossetto azzeccato.
Lavoro loro, sto giro. Pensavo. Invece no. C’entrava pure il design.
Così mi son trovata in mezzo al magico mondo del fashion
Arte, moda e (il mio) design: come resistere? Ecco un riassunto di quattro giorni davvero mondani.
L’arte di Louis Vuitton
Video wall, quadri, performance dal vivo, tutto a tema scrittura.
La maison francese e il Comune di Milano hanno patrocinato Scritture Silenziose, mostra di arte contemporanea a Palazzo Dugnani. Dura fino al 31 di ottobre: vi consiglio un giro, è interessante (da ammirare anche gli affreschi e il palazzo, decadente al punto giusto!).
Ho adorato il video interattivo di Charles Sandison (Cryptozoology) con le lettere dell’alfabeto multicolor che ti ricoprivano come una seconda pelle, i video wall di Barbara Kruger, le foto in bianco e nero di Joseph Kosuth.
Inaugurazione molto sobria: flute di frizzantino, tartare di salmone servita sui moscardini
di Pandora Design (neri), mormorii educati e musica di sottofondo.
Di corsa al Bulgari Hotel: in scena in T Magazine
Lasciata la pacatezza istituzionale di Palazzo Dugnani,
ecco lo chic concettuale firmato New York Times.
Al compleanno del T, il patinato magazine del NYT, un’installazione di Francesco Vezzoli (artista, fotografo, regista etc etc): gigantesche carte da gioco formavano giganteschi castelli di carte. Un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie, insomma.
Con le persone intervenute all’evento che sembravano la regina di Cuori, il Cappellaio Matto e il Bianconiglio: giuro che non avevo mai visto una tale concentrazione di gente tanto alluccata.
Il dehor del Bulgari Hotel come una passerella di John Galliano: borchie, pizzi, cappelli piumati.
Ah, accoglienza impeccabile: olive all’ascolana calde e champagne ghiacciato, il tutto servito con generosità. E all’uscita una borsetta di cotone con stampigliata la T più famosa d’America. Dentro: l’ultimo numero del magazine e un mazzo di carte. La classe c’è. E si vede.
Donna Miuccia (Prada), il teak e la pochette come cadeaux
Il negozio Prada di corso Venezia in meno di due mesi ha cambiato aspetto e guadagnato un giardino d’inverno.
Ristrutturazione lampo, firmata come sempre dall’architetto fiorentino Baciocchi.
Era tutto bianco, adesso è tutto moka. Alle pareti una boiserie di teak, a terra parquet di teak a spina di pesce. Espositori di ferro antracite, camerini color panna. Lo preferivo prima, ma mi piace anche così.
Se al T mi sembravano tutti usciti dal libro di Carroll ( e da una sfilata di Galliano),
qui gli invitati erano a metà tra Trainspotting, il Diavolo Veste Prada (appunto) e un video di Madonna.
Esagerazioni modaiole dall’effetto comico, con uomini e donne vestiti (o svestiti) all’ultimo grido. Niente di male. Si celebrava la moda. Ma diommio, erano davvero troppo gridati. Tanto che mi son ricordata il proverbio preferito da mia nonna: il troppo stroppia.
Situazione alcolica buona: birra del microbirrificio Lambrate e vino bianco. A gogò.
Cibo: sformatini di riso. Ottimi.
Gran finale all’uscita: in omaggio c’era una pochette di vitello nero (o rosso) chiusa dentro una scatola blu con Prada scritto a lettere d’argento. Ho visto scene di panico per accaparrarsi il regaluccio. Erano tutti impazziti. Dieci e lode alla regalia di donna Miuccia.
Zero in condotta a tutti quei fashion victim che si strappavano i sacchetti omaggio come fossero un bicchier d’acqua nel deserto.
Anche se devo confessarvi che pure io mi son sentita soddisfatta con la mia scatola blu in mano!
Da Trussardi i magnum di Ferrari son finiti (quasi) subito
Giorno dopo: il redesign dello store di Trussardi firmato dal direttore creativo Milan Vukmirovic. Gran calca all’ingresso, i Trussardini belli, biondi e con gli occhi azzurri, mondanità varie. Il Concept Store si amplia con un’area dedicata al lifestyle (accessori uomo e donna, candele e complementi d’arredo, riviste, quotidiani, pubblicazioni d’arte, fiori). Anche il caffè Trussardi unisce e condivide i suoi spazi con quelli della boutique creando un unico ambiente di 400 metri quadrati.
Peccato che i Magnum di Ferrari siano finiti mooooolto presto, che gli ultimi flute ( e i vassoi di cibo) i camerieri li portassero solo ai Vip indicati dai vari Pr, che se non ci fosse stato il signor Franco (cameriere dal cuore buono) io sarei rimasta all’asciutto.
Ma vi pare? Per bere qualcosa capita anche di corteggiare un attempato ( e cortese, lui) barista??????
Vabbè: sarà la crisi. O gli stili diversi.
E buon (fashion) design a tutti
di Iena Bi

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Iena in trasferta a Verona
17 settembre 09: al via Abitare il Tempo
La settimana dell’arredo veneta ha inaugurato ieri. Io c’ero.
Con tutte le buone intenzioni.
Già sull’Eurostar, nonostante fosse l’alba, recitavo come un mandala “devo essere buona, devo guardare con occhio ottimista gli sforzi delle aziende alle prese con la crisi, devo smettere
il disincanto e scegliere l’entusiasmo” (non vi dico la faccia del controllore che arrivato a chiedermi il biglietto si è visto una pazza in occhiali da sole mormorare preghiere buoniste..).
Arrivata in quel di Verona vedevo rosa
Varcato l’ingresso della Fiera vedevo rosa. Camminando alla volta dei padiglioni, vedevo rosa.
Tra gli stand ho iniziato a vederci doppio.
Mobili in stile, divanetti leopardati, lampadari in finto vetro di Murano, specchi barocchi, vasi oversize pieni di fiori finti, un festival del cattivo gusto davvero spaesante.
Capisco accettare “la qualunque” per riempire i vuoti lasciati dai brand in crisi
(ma questi che li han sostituiti vendono? Non risentono della flessione economica?).
Ma ecco, non era la fiera del progetto?
Comunque.
Ogni caro vecchio nome noto, ogni sediolina o posacenere contemporaneo mi dava il batticuore: “Ecco, ecco il design”….
E giocando a evitare l’orroroso (in un nanosecondo ho imparato a guardare – con la coda dell’occhio – e a NON vedere il peggio), facendomi largo tra il brutto come una sciatrice alle prese con i paletti dello slalom, ho iniziato a dare i numeri.
6: un mescolone tra art de la table, luce, design (poco) fashion design (?che è?).
2, gli editori tessili (evviva i tessuti di Florence Broadhurst by Signature Prints. Evviva Ken Scott by Roma Home Collection…) più l’artigianato (oh oh).
3: biancheria.
4 e 5: decorazione (un inno al santo natale).
8: i negozi sperimentali (l’arca ecologica di Simone Micheli mi lascia interdetta), architettura e varie
Al sette ho sussultato di gioia
Un pezzo notevole, finalmente. La luce Arba di Matteo Thun per gli svizzeri Belux è bella, usa eco lampadine fluorescenti a basso consumo energetico, è di legno di faggio ecologico et certificato, ha persino il filo elettrico di tessuto rosso. Perfetta. Molto stilish anche lo stand in un sobrio grigio antracite, con le silhouette dei mobili disegnate in bianco e una citazione in latino di Vitruvio. Insomma, la famosa oasi nel deserto del progetto.
Divertenti gli speakers di Audel. Sempre bravi i danesi di Normann Copenhagen.
Lodevole lo spazio ai giovani di “YDMI” Young Designers Meet the Industry, che come dice Porzia Bergamasco nel suo articolo su AT è :«una novità della manifestazione veronese che apre alla “formula di workshop ideata e brevettata nel 2007 dal German Design Council per favorire la promozione e la comunicazione dei giovani designer”». I 30 progetti in mostra? Mah. Non vorrei sembrare polemica, ma mi son sembrati, poco forti. Next time.
Lo zucchino divino e un architetto molto cordiale
Lo shopping Lab è un lavoro dello studio di architettura Bestetti Associati.
Hanno progettato il negozio multimarca del (prossimo) futuro.
Ricetta anticrisi: l’unione fa la forza.
B&B, Molteni, Boffi, Valcucine, Agape, Vitra: l’eccellenza dell’arredo contemporaneo in mostra in uno spazio elegante, magari ce ne fossero di store così. E oltre i mobili, caffetteria, fioraio, libreria. Mentre Chicco Bestetti illustrava lo spazio, ho degustato la selezione di food fatta da quelli di inItaly (www.initalyexcellence.com). Non vi dico il godimento delle mie papille gustative sedotte da un involtino di zucchine fresche ripieno di prelibatezze e da un assaggio di confettura di peperoncino. Peccato mancasse un calice di (buon) vino! (eddai!)
Il principe azzurro del Macef mi ha offerto il pranzo
Partita da Milano senza una lira, speravo nell’ospitalità della Fiera di Verona.
Niente. Per fortuna il compassionevole gentiluomo di AT Casa (grazie Alessandro!) che già mi aveva soccorso a Milano, ha diviso con me un Sushi Box e un frizzantino.
Pensati e curati i vari ristoranti. Punti a favore di Verona Fiere. Nessun Autogrill qui per fortuna.
Peccato che per amor di estetica, Simone Micheli abbia progettato dei coffee table a X mooolto bassi accompagnandoli a sedute mooolto scomode. Avete presente i palloni gonfiabili di Tecnogym, quelli che si usano in palestra? Immaginate mangiarci il sushi con le bacchette: rotolavo io e rotolavano i miei bocconcini di alghe.
Tutto è bene quel che finisce bene
Dopo la trasferta fieristica poco avvincente sono tornata a Milano e son corsa da SKITSCH.
Il nuovo marchio italiano di design ha presentato il catalogo 2010 con un cocktail party molto divertente. Intanto perché servivano Krug rosè. Lo champagne è sempre un brillante scacciapensieri.
Eppoi perché c’erano belle persone e bei pezzi.
Insomma, Milano, Verona, Milano: evviva Skitsch.
E buon design a tutti.
di Iena Bi

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Iena in trasferta a Verona
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Un giorno al Macef
Questa è una coproduzione.
Inizio da sola: un dramma in tre atti. Poi trovo il Principe Azzurro, nelle vesti di un redattore di AT CASA. Niente di sentimentale, eh. Ma insieme è meglio. E l’incubo si trasforma (quasi) in una fiaba. Con noi due che ci aggiriamo per stand più o meno belli ritrovando l’umorismo e, finalmente, brindando con uno spumantino (al design, naturalmente).
Il Dramma
Scena uno: esco di casa e l’idea di andare a Rho con la metro mi atterrisce (è pure tardi, non sapevo quale rossetto indossare per l’evento). Chiamo un taxi. E pazienza se devo pagarmi di tasca mia i 40 euro che servono per arrivare al Macef, la settembrina fiera milanese dell’oggetto. E’ venerdì, son stanca, già la prospettiva Fiera non mi entusiasma. Spendo e sto comoda.
Scena Due: per il primo anno la tessera di accredito del Macef, non mi è arrivata in redazione. Mi metto in fila nell’area stampa. Stranamente affollata, visto che son già le undici. Eppoi sta gente non mi pare del giro: mi insospettisco e chiedo. Hanno (inspiegabilmente) unito le due file, quella degli addetti e quella dei visitatori. Mi indigno. Non è per fare la principessa, ma ho fretta. Guadagno la tessera e varco i tornelli. Già accaldata, sconfortata e demotivata (ma una volta quelli della stampa li coccolavano: ridatemi i miei privilegi, mi aiutano a sopportare il maldipiedi che –inevitabilmente- avrò a fine giro).
Scena Tre: ma cosa ci faccio qui, voglio tornare in Sudamerica dove ho passato le (brevissime) vacanze. Guardo i corridoi, i padiglioni, l’elenco partecipanti al Macef. Tutto incombente. Mi prende un groppo in gola: siam solo ai primi di settembre. Pietà. Eppoi, ecco, si si qual cosina di carino c’è. Ma poco. La crisi è tangibile. Purtroppo.
Arriva il Principe Azzurro: è a piedi e trascina un trolley blu.
‘Ma dai anche tu qui, come stai’. In due è più facile vedere il bello del design! Raccogliamo i press Kit, ci piacciono le posate firmate da Chipperfield per Alessi (e pure le tazzine di Miriam Mirri dedicate ai più piccoli), mi appunto che la palette colori delle porcellane di Vera Wang per Wedgwood è bellissima (da pubblicare, ndr), belli anche i pezzi della Urquiola per Rosenthal. Ci innamoriamo dei mostriciattoli newyorkesi Uglydolls (www.uglydolls.com) e dei cattivissimi (e geniali) orsetti jap Be@rBrick (www.bearbrick.com). Quelli di Ballarini con le loro padelle tematiche (il pasta set, la crepiera, etc etc) hanno avuto un’ottima idea. E le radio di legno certificato (nessun disboscamento di foreste) che arrivano dall’Indonesia sono FANTASTICHE (www.woodenradio.com). Anche se faccciamo le foto e ci sgridano: “Siamo della stampa” ribatto piccata. E loro: “Bè comunque chiedete prima di scattare, no?” Han pure ragione, uff.
E’ l’ora di pranzo: panico, dove mangiamo?
Nota sempre dolente. Come al Salone, più che stuzzichini non si trovano. L’area ospitalità stampa organizzata dal Cosmit è grande come casa mia (che è un bilocale) e affollata come un treno di pendolari il lunedi mattina. C’è il ristornate di Sadler, ma siam squattrinati. I Bar Autogrill sono l’apoteosi del non design (perché non importano il nuovo format, l’Ecogrill inaugurato a Mensa di Ravenna e progettato da Giulio Ceppi, www.totaltool.it). ‘Vado al Bar di Massaud o a quello di Van Duysen? Scelgo il Sushi Bistrot o la Farm vegetariana?’ Non sarebbero interrogativi degni di una kermesse del progetto?? Benedetti voi della Fiera, so che fate già tanto, che è difficile etc. Ma vi prego: DO IT BETTER.
Vogliamo un Macef Satellite
La crisi ha lasciato vuoti illustri tra gli stand del Macef. Eppure ci vorrebbe solo un po’ di passione per ridare smalto al vecchio (eh si, vecchio MA CARO) Macef. Un poco di accuratezza, una sezione giovani (dove ospitare chi ha pochi soldi e tante idee), una mostra più incisiva. Perché non organizzare un evento a tema conviviale: un anno i designer, un anno le testate di design, un anno gli studenti delle accademie del progetto. Son sicura che PER VOI del Macef lo farebbero gratis. Rendetevi competitivi, santo cielo, qui vien sonno.
E buon design a tutti.
PS
Mie le parole, le foto sono di Alessandro Mussolini: che mi è venuto in soccorso con tutta la sua adorabile ironia. E con l’obbiettivo della sua Lumix.
di Iena Bi

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