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Gli alberi di Abbado

«Pensavo fosse più facile invece per nulla. Mi sono sentito dire di tutto, che la città è fatta di pietra e non di verde e castronerie varie, ma ci riusciremo».

Questo è il commento di Renzo Piano alla notizia della sostanziale retromarcia ingranata da Letizia Moratti e il Comune di Milano sul progetto da lui ideato per gli ormai celebri 90 mila alberi di Claudio Abbado.

Riassunto delle puntate precedenti:

lo scorso aprile Claudio Abbado annuncia che tornerà a dirigere l’orchestra della Scala di Milano. Un evento straordinario,  perché non succede dal 1986, quando abbandonò l’orchestra che aveva guidato per 18 anni.

La data: il 4 giugno 2010.
Lo spartito: l’ottava sinfonia di Gustav Mahler, per celebrarne il centocinquantenario della nascita.
Il cachet? 90mila alberi. Da piantare a Milano

Una vera ed esplicita dichiarazione d’amore del Maestro per la sua città. «Se accadrà, sono pronto a tornare. A Milano, alla Scala»

Una proposta accolta con gioia ed entusiasmo della Moratti: «Li piante­remo insieme, chiederemo l’aiuto di tutti cittadini come a New York» aveva assicurato il sindaco.

Aveva, appunto perché ora, il progetto di Piano pare essersi definitivamente arenato.
I motivi del ripensamento sono confusi: il costo delle opere necessarie per realizzare il sogno del Maestro Abbado è ingente (2 milioni e 200mila euro), ma la cordata Abbado-Piano ha raccolto entusiasmi e sponsor eccellenti prima fra tutti Banca Intesa San Paolo.

Pare invece ci siano continui e fumosi problemi tecnici: dalle tubature e strumentazioni nel sottosuolo, alla traccia dei fili elettrici passando dal metrò e la fibra ottica.

In realtà le difficoltà sembrano spuntare più dal Comune che dal sottosuolo: «Non dicono né sì né no, non sono mai chiari» racconta Alberica Archinto  coordinatrice del progetto: «Così è una faticaccia! Noi andiamo avanti, siamo pronti a sistemare i primi 220 frassini in via Dante, ma una cosa dev’essere chiara: servono risposte tempestive e precise dall’amministrazione Moratti». Entro? «Subito. Gli alberi vanno piantati a marzo, prima dell’inizio della primavera».

Da notare che questi primi 220 frassini sono stati regalati al Comune dallo stesso Abbado e dal Comitato che lo sostiene nell’impresa.  Che fine faranno ora?

E ora? «Noi non molliamo» assicura Archinto e così l’ingegner Giorgio Ceruti, l’architetto Alessandro Traldi e il paesaggista Franco Giorgetta che continuano a lavorare alla fattibilità di questa rivoluzione verde con verifiche e analisi.

Del resto, tanto per rimanere nell’attualità, di piante c’è bisogno: 90 mila nuovi alberi compenserebbero le polveri sottili emesse da 4.500 auto l’anno.

di LeoSunsi

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Tags: abbado, Claudio Abbado, eco, giorgio-ceruti, Letizia Moratti, maestro, milano, Renzo Piano, verde

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L’eco-dizionario

Ma che bella l’idea del dizionario eco!!!
Bravi bravi..sarà molto utile per tutti!
ma ho notato una piccola mancanza..forse in realtà l’ho pensata vedendo il tasso di inquinamento che avvolge Milano, la mia città..
Mi spiegate anche la voce POLVERE SOTTILI ??
Gracias

Giuliette


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Iena in trasferta a Verona


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17 settembre 09: al via Abitare il Tempo
La settimana dell’arredo veneta ha inaugurato ieri. Io c’ero.
Con tutte le buone intenzioni.
Già sull’Eurostar, nonostante fosse l’alba, recitavo come un mandala “devo essere buona, devo guardare con occhio ottimista gli sforzi delle aziende alle prese con la crisi, devo smettere
il disincanto e scegliere l’entusiasmo” (non vi dico la faccia del controllore che arrivato a chiedermi il biglietto si è visto una pazza in occhiali da sole mormorare preghiere buoniste..).

Arrivata in quel di Verona vedevo rosa
Varcato l’ingresso della Fiera vedevo rosa. Camminando alla volta dei padiglioni, vedevo rosa.
Tra gli stand ho iniziato a vederci doppio.
Mobili in stile, divanetti leopardati, lampadari in finto vetro di Murano, specchi barocchi, vasi oversize pieni di fiori finti, un festival del cattivo gusto davvero spaesante.
Capisco accettare “la qualunque” per riempire i vuoti lasciati dai brand in crisi
(ma questi che li han sostituiti vendono? Non risentono della flessione economica?).
Ma ecco, non era la fiera del progetto?
Comunque.
Ogni caro vecchio nome noto, ogni sediolina o posacenere contemporaneo mi dava il batticuore: “Ecco, ecco il design”….
E giocando a evitare l’orroroso (in un nanosecondo ho imparato a guardare – con la coda dell’occhio – e a NON vedere il peggio), facendomi largo tra il brutto come una sciatrice alle prese con i paletti dello slalom, ho iniziato a dare i numeri.

6: un mescolone tra art de la table, luce, design (poco) fashion design (?che è?).
2, gli editori tessili (evviva i tessuti di Florence Broadhurst by Signature Prints. Evviva Ken Scott by Roma Home Collection…) più l’artigianato (oh oh).
3: biancheria.
4 e 5: decorazione (un inno al santo natale).
8: i negozi sperimentali (l’arca ecologica di Simone Micheli mi lascia interdetta), architettura e varie

Al sette ho sussultato di gioia
Un pezzo notevole, finalmente. La luce Arba di Matteo Thun per gli svizzeri Belux è bella, usa eco lampadine fluorescenti a basso consumo energetico, è di legno di faggio ecologico et certificato, ha persino il filo elettrico di tessuto rosso. Perfetta. Molto stilish anche lo stand in un sobrio grigio antracite, con le silhouette dei mobili disegnate in bianco e una citazione in latino di Vitruvio. Insomma, la famosa oasi nel deserto del progetto.
Divertenti gli speakers di Audel. Sempre bravi i danesi di Normann Copenhagen.
Lodevole lo spazio ai giovani di “YDMI” Young Designers Meet the Industry,  che come dice Porzia Bergamasco nel suo articolo su AT è :«una novità della manifestazione veronese che apre alla “formula di workshop ideata e brevettata nel 2007 dal German Design Council per favorire la promozione e la comunicazione dei giovani designer”». I 30 progetti in mostra? Mah. Non vorrei sembrare polemica, ma mi son sembrati, poco forti. Next time.

Lo zucchino divino e un architetto molto cordiale
Lo shopping Lab è un lavoro dello studio di architettura Bestetti Associati.
Hanno progettato il negozio multimarca del (prossimo) futuro.
Ricetta anticrisi: l’unione fa la forza.
B&B, Molteni, Boffi, Valcucine, Agape, Vitra: l’eccellenza dell’arredo contemporaneo in mostra in uno spazio elegante, magari ce ne fossero di store così. E oltre i mobili, caffetteria, fioraio, libreria. Mentre Chicco Bestetti illustrava lo spazio, ho degustato la selezione di food fatta da quelli di inItaly (www.initalyexcellence.com). Non vi dico il godimento delle mie papille gustative sedotte da un involtino di zucchine fresche ripieno di prelibatezze e da un assaggio di confettura di peperoncino. Peccato mancasse un calice di (buon) vino! (eddai!)

Il principe azzurro del Macef mi ha offerto il pranzo
Partita da Milano senza una lira, speravo nell’ospitalità della Fiera di Verona.
Niente. Per fortuna il compassionevole gentiluomo di AT Casa (grazie Alessandro!) che già mi aveva soccorso a Milano, ha diviso con me un Sushi Box e un frizzantino.
Pensati e curati i vari ristoranti. Punti a favore di Verona Fiere. Nessun Autogrill qui per fortuna.
Peccato che per amor di estetica, Simone Micheli abbia progettato dei coffee table a X mooolto bassi accompagnandoli a sedute mooolto scomode. Avete presente i palloni gonfiabili di Tecnogym, quelli che si usano in palestra? Immaginate mangiarci il sushi con le bacchette: rotolavo io e rotolavano i miei bocconcini di alghe.

Tutto è bene quel che finisce bene
Dopo la trasferta fieristica poco avvincente sono tornata a Milano e son corsa da SKITSCH.
Il nuovo marchio italiano di design ha presentato il catalogo 2010 con un cocktail party molto divertente. Intanto perché servivano Krug rosè. Lo champagne è sempre un brillante scacciapensieri.
Eppoi perché c’erano belle persone e bei pezzi.
Insomma, Milano, Verona, Milano: evviva Skitsch.
E buon design a tutti.

di Iena Bi

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Iena in trasferta a Verona
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Tags: council, design, designer, eventi, fiera, german, german-design, iena bi, industry, milano, perfetta-molto, Simone Micheli, young-designers

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