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Due chiacchiere con Jamie Hayon
Il ricordo più bello del Salone? Stavo vagando in Statale e tra un’istallazione e l’altra della mostra Interni Think Tank, ripensavo ai tempi dell’università, ai tanti esami dati e sudati in quelle aule..
Mentre la malinconia si impadroniva di me, gironzolavo attorno a Smart Grid Gallery, progetto luminoso e avvolgente che rappresenta le fonti rinnovabili. Ed ecco che il suo creatore – Jamie Hayon – si materializza improvvisamente davanti a me.
Devo parlargli, se no quando mi ricapita l’occasione? Non si rilasciano interviste, benissimo, ma almeno due chiacchiere.. Così, con un bel po’di insistenza..
Cosa pensi del Salone? «È interessante, ma sicuramente non tutto.. In realtà per me è solo un bel momento per incontrare gli amici e conoscere gente nuova».
E la tua installazione? «Il mio progetto è un mondo immaginario che connette le diverse forme di energia rinnovabile. È semplice e complicato allo stesso tempo. È come un bambino avrebbe fatto un diagramma dell’energia, disegnando il sole, il vento..».
Quali sono i materiali che preferisci? «Non mi piacciono quelli plastici. Si è visto, anche l’anno scorso con Crystal Candy Set per Baccarat ho usato cristallo, rame e ceramica. Io amo lavorare con i materiali che durano nel tempo come appunto la ceramica, il legno e l’acciaio inox».
Chi è il designer? «È chi si pone sempre delle domande. Ti chiedi che cosa manca e cerchi la soluzione, ma poi ti interroghi sulla funzione e nascono ancora domande.. è un processo continuo».
Cosa pensi dell’Italia? «È un paese dotato di una creatività incredibile, ma la situazione è davvero faticosa..».
Progetti futuri? «Andare molto tempo al mare».
Giuliette

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Da Mosca a Milano
Ma quelli di Moschino non stanno mai fermi? La casa di moda capitanata da Rossella Jardini (direttore creativo del marchio), continua a far parlare di sé. E a stupire. Ve lo ricordate? Meno di un mese fa l’inaugurazione a Milano del fashion hotel del brand, la Maison Moschino, che anch’io ho raccontato in un post dedicato. Adesso due eventi. A Mosca e Milano.
Dalla Russia con amore
Nella capitale russa, ai mitici Magazzini GUM (li ho visti a ottobre: hanno perso il fascino scabro del periodo sovietico, ma restano spettacolari) c’è la retrospettiva Inside Moschino. L’esposizione occupa la galleria centrale del GUM e ricrea il mondo onirico-ironico tipico del brand. Se passate da Mosca, non perdetela! Altrimenti guardate le foto qui sotto. E ditemi cosa ne pensate.
Gli allestimenti sono sono vere e proprie installazioni. Tra formiche giganti, piccioni multicolor, pile di pacchetti oversize, carrozze in stile gitano, e sipari teatrali in rosso granato, protagonista è la fantasia. Scanzonata. E leggera. Come piace a me. Oltre a quello dei macro insettoni, il mio set mia preferito è’“Ape Piaggio”: lo hanno creato per l’apertura della boutique di Parigi, nel 2003.
Il vostro?
Milano all’uncinetto
Poi c’è Milano. La settimana prossima è la festa del design. Moschino ha da dire anche in tema di interiors. A mio avviso, molti dovrebbero trarre ispirazioni dalla creatività libera che il marchio esprime: basta noia! Così è (per me) graditissima la notizia (di oggi) che dal 13 al 19 aprile nelle vetrine della boutique di via Sant’Andrea 12 ci sarà Bits & Pieces. Mostra di oggetti: «Ispirati da nomadi e da nonne eccentriche». Per metterli in scena, hanno ricreato le atmosfere dei camping. All’uncinetto. Ci saranno una tenda, una sedia pieghevole e una lanterna. Ma saranno patchwork e tricottate. Gli oggetti, esemplari unici naturalmente, sono realizzati a mano e saranno venduti su ordinazione. Ma al di là del marketing: ecco, si, che bello. Di sicuro lì ci scapperà una sana risata! L’allegria apre il pensiero.
E buon design a tutti,
di IenaBi
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Una bella casa
Ecco un’altra casa dai nostri lettori:
la racconta Luca Vitali (luca@officinaantiquaria.com)
“In una villa anni 30 vicino al quartiere dei giornalisti di Milano, un luogo di fascino dove il tempo si e’ fermato.
Tra antiquariato, art decò e design del ventesimo secolo, lo spazio si trasforma in set per film d’autore, come ultimo il nuovo film di Gabriele Salvatores”.
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Gli alberi di Abbado
«Pensavo fosse più facile invece per nulla. Mi sono sentito dire di tutto, che la città è fatta di pietra e non di verde e castronerie varie, ma ci riusciremo».
Questo è il commento di Renzo Piano alla notizia della sostanziale retromarcia ingranata da Letizia Moratti e il Comune di Milano sul progetto da lui ideato per gli ormai celebri 90 mila alberi di Claudio Abbado.
Riassunto delle puntate precedenti:
lo scorso aprile Claudio Abbado annuncia che tornerà a dirigere l’orchestra della Scala di Milano. Un evento straordinario, perché non succede dal 1986, quando abbandonò l’orchestra che aveva guidato per 18 anni.
La data: il 4 giugno 2010.
Lo spartito: l’ottava sinfonia di Gustav Mahler, per celebrarne il centocinquantenario della nascita.
Il cachet? 90mila alberi. Da piantare a Milano
Una vera ed esplicita dichiarazione d’amore del Maestro per la sua città. «Se accadrà, sono pronto a tornare. A Milano, alla Scala»
Una proposta accolta con gioia ed entusiasmo della Moratti: «Li pianteremo insieme, chiederemo l’aiuto di tutti cittadini come a New York» aveva assicurato il sindaco.
Aveva, appunto perché ora, il progetto di Piano pare essersi definitivamente arenato.
I motivi del ripensamento sono confusi: il costo delle opere necessarie per realizzare il sogno del Maestro Abbado è ingente (2 milioni e 200mila euro), ma la cordata Abbado-Piano ha raccolto entusiasmi e sponsor eccellenti prima fra tutti Banca Intesa San Paolo.
Pare invece ci siano continui e fumosi problemi tecnici: dalle tubature e strumentazioni nel sottosuolo, alla traccia dei fili elettrici passando dal metrò e la fibra ottica.
In realtà le difficoltà sembrano spuntare più dal Comune che dal sottosuolo: «Non dicono né sì né no, non sono mai chiari» racconta Alberica Archinto coordinatrice del progetto: «Così è una faticaccia! Noi andiamo avanti, siamo pronti a sistemare i primi 220 frassini in via Dante, ma una cosa dev’essere chiara: servono risposte tempestive e precise dall’amministrazione Moratti». Entro? «Subito. Gli alberi vanno piantati a marzo, prima dell’inizio della primavera».
Da notare che questi primi 220 frassini sono stati regalati al Comune dallo stesso Abbado e dal Comitato che lo sostiene nell’impresa. Che fine faranno ora?
E ora? «Noi non molliamo» assicura Archinto e così l’ingegner Giorgio Ceruti, l’architetto Alessandro Traldi e il paesaggista Franco Giorgetta che continuano a lavorare alla fattibilità di questa rivoluzione verde con verifiche e analisi.
Del resto, tanto per rimanere nell’attualità, di piante c’è bisogno: 90 mila nuovi alberi compenserebbero le polveri sottili emesse da 4.500 auto l’anno.
di LeoSunsi
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L’eco-dizionario
Ma che bella l’idea del dizionario eco!!!
Bravi bravi..sarà molto utile per tutti!
ma ho notato una piccola mancanza..forse in realtà l’ho pensata vedendo il tasso di inquinamento che avvolge Milano, la mia città..
Mi spiegate anche la voce POLVERE SOTTILI ??
Gracias
Giuliette

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Iena in trasferta a Verona
17 settembre 09: al via Abitare il Tempo
La settimana dell’arredo veneta ha inaugurato ieri. Io c’ero.
Con tutte le buone intenzioni.
Già sull’Eurostar, nonostante fosse l’alba, recitavo come un mandala “devo essere buona, devo guardare con occhio ottimista gli sforzi delle aziende alle prese con la crisi, devo smettere
il disincanto e scegliere l’entusiasmo” (non vi dico la faccia del controllore che arrivato a chiedermi il biglietto si è visto una pazza in occhiali da sole mormorare preghiere buoniste..).
Arrivata in quel di Verona vedevo rosa
Varcato l’ingresso della Fiera vedevo rosa. Camminando alla volta dei padiglioni, vedevo rosa.
Tra gli stand ho iniziato a vederci doppio.
Mobili in stile, divanetti leopardati, lampadari in finto vetro di Murano, specchi barocchi, vasi oversize pieni di fiori finti, un festival del cattivo gusto davvero spaesante.
Capisco accettare “la qualunque” per riempire i vuoti lasciati dai brand in crisi
(ma questi che li han sostituiti vendono? Non risentono della flessione economica?).
Ma ecco, non era la fiera del progetto?
Comunque.
Ogni caro vecchio nome noto, ogni sediolina o posacenere contemporaneo mi dava il batticuore: “Ecco, ecco il design”….
E giocando a evitare l’orroroso (in un nanosecondo ho imparato a guardare – con la coda dell’occhio – e a NON vedere il peggio), facendomi largo tra il brutto come una sciatrice alle prese con i paletti dello slalom, ho iniziato a dare i numeri.
6: un mescolone tra art de la table, luce, design (poco) fashion design (?che è?).
2, gli editori tessili (evviva i tessuti di Florence Broadhurst by Signature Prints. Evviva Ken Scott by Roma Home Collection…) più l’artigianato (oh oh).
3: biancheria.
4 e 5: decorazione (un inno al santo natale).
8: i negozi sperimentali (l’arca ecologica di Simone Micheli mi lascia interdetta), architettura e varie
Al sette ho sussultato di gioia
Un pezzo notevole, finalmente. La luce Arba di Matteo Thun per gli svizzeri Belux è bella, usa eco lampadine fluorescenti a basso consumo energetico, è di legno di faggio ecologico et certificato, ha persino il filo elettrico di tessuto rosso. Perfetta. Molto stilish anche lo stand in un sobrio grigio antracite, con le silhouette dei mobili disegnate in bianco e una citazione in latino di Vitruvio. Insomma, la famosa oasi nel deserto del progetto.
Divertenti gli speakers di Audel. Sempre bravi i danesi di Normann Copenhagen.
Lodevole lo spazio ai giovani di “YDMI” Young Designers Meet the Industry, che come dice Porzia Bergamasco nel suo articolo su AT è :«una novità della manifestazione veronese che apre alla “formula di workshop ideata e brevettata nel 2007 dal German Design Council per favorire la promozione e la comunicazione dei giovani designer”». I 30 progetti in mostra? Mah. Non vorrei sembrare polemica, ma mi son sembrati, poco forti. Next time.
Lo zucchino divino e un architetto molto cordiale
Lo shopping Lab è un lavoro dello studio di architettura Bestetti Associati.
Hanno progettato il negozio multimarca del (prossimo) futuro.
Ricetta anticrisi: l’unione fa la forza.
B&B, Molteni, Boffi, Valcucine, Agape, Vitra: l’eccellenza dell’arredo contemporaneo in mostra in uno spazio elegante, magari ce ne fossero di store così. E oltre i mobili, caffetteria, fioraio, libreria. Mentre Chicco Bestetti illustrava lo spazio, ho degustato la selezione di food fatta da quelli di inItaly (www.initalyexcellence.com). Non vi dico il godimento delle mie papille gustative sedotte da un involtino di zucchine fresche ripieno di prelibatezze e da un assaggio di confettura di peperoncino. Peccato mancasse un calice di (buon) vino! (eddai!)
Il principe azzurro del Macef mi ha offerto il pranzo
Partita da Milano senza una lira, speravo nell’ospitalità della Fiera di Verona.
Niente. Per fortuna il compassionevole gentiluomo di AT Casa (grazie Alessandro!) che già mi aveva soccorso a Milano, ha diviso con me un Sushi Box e un frizzantino.
Pensati e curati i vari ristoranti. Punti a favore di Verona Fiere. Nessun Autogrill qui per fortuna.
Peccato che per amor di estetica, Simone Micheli abbia progettato dei coffee table a X mooolto bassi accompagnandoli a sedute mooolto scomode. Avete presente i palloni gonfiabili di Tecnogym, quelli che si usano in palestra? Immaginate mangiarci il sushi con le bacchette: rotolavo io e rotolavano i miei bocconcini di alghe.
Tutto è bene quel che finisce bene
Dopo la trasferta fieristica poco avvincente sono tornata a Milano e son corsa da SKITSCH.
Il nuovo marchio italiano di design ha presentato il catalogo 2010 con un cocktail party molto divertente. Intanto perché servivano Krug rosè. Lo champagne è sempre un brillante scacciapensieri.
Eppoi perché c’erano belle persone e bei pezzi.
Insomma, Milano, Verona, Milano: evviva Skitsch.
E buon design a tutti.
di Iena Bi

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Iena in trasferta a Verona
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